Questa storia vera che oggi vi racconto iniziò nel lontano 1964 quando un giovane sacerdote, don Gianni Sacco, ordinato nel 1956, dopo essere stato per qualche anno coadiutore presso la parrocchia di Trecate, diocesi di Novara e poi parroco di Fervento, piccolissimo paese dell’alta Valsesia, sempre in Piemonte, chiese all’allora Vescovo di Novara di poter andare in qualche missione dei paesi del Terzo Mondo, in virtù di quanto era appena stato reso possibile dalle direttive conciliari.
Sacerdoti delle Chiese “ricche ed evolute” che venivano inviati - Fidej Donum- in aiuto alle chiese più povere sparse un po’ ovunque nel mondo.
Don Gianni chiese questo al Vescovo perché si sentiva penalizzato e sprecato in un piccolissimo centro di poche centinaia di abitanti.
Lui era infatti un tipo esplosivo, dinamico, ricco di carisma, forza fisica e desideroso di offrire la sua vita a quelle popolazioni costrette a vivere in condizioni miserabili e non ancora raggiunte dal Messaggio Evangelico
Don Gianni chiese anche di poter andare in Africa, dove già esistevano missioni della diocesi novarese, ma la “Provvidenza”, come dice sempre lui, dispose diversamente e si ritrovò in uno sperduto paesino del Brasile, nello Stato del Minas Gerais, a Pescador.
La parrocchia a lui affidata aveva delle dimensioni molto estese -circa 1500 km quadrati-, con una popolazione di circa 15.000 abitanti residenti in 3 grossi centri, Pescador, Nova Modica e Sao Josè do Divino, ciascuno di circa 3000 abitanti, e la parte rimanente disseminata in una miriade di piccoli villaggi, casolari, fazende ...
Lo Stato del Minas Gerais è infatti molto grande ed anche ricchissimo di risorse naturali, di miniere di pietre preziose ed altro.
Quella zona in particolare però è principalmente agricola, con la presenza di pascoli estesissimi ove si pratica l’allevamento del bestiame allo stato brado.
La caratteristica principale della zona, ma tipica anche di altre zone del Brasile, è il latifondo.
La terra è nella mani di pochi ricchissimi proprietari che posseggono, ciascuno, migliaia di capi di bestiame.
Nessun investimento in attrezzature, ricerca o quant’altro viene effettuato.
La manodopera impiegata è molto scarsa e mal retribuita.
L’allevamento concepito in quel modo infatti non richiede molta specializzazione. L’erba non manca, tutto è basato sulla quantità di bestiame e non sulla sua qualità o redditività. Bastano alcuni “vacheros” per la custodia e qualche mungitore.
La stragrande parte della popolazione quindi non ha la possibilità di avere neppure un piccolo appezzamento di terra da poter coltivare per le necessità della famiglia.
Quella che era la famosa “Riforma agraria”, scritta sulla nuova Costituzione del democratico Brasile, che prevedeva la destinazione di buona parte della terra agricola ai contadini, è rimasta solamente scritta ma mai attuata.
E’ questa in definitiva la grande tragedia che caratterizza il Brasile.
Questa situazione è stata ed è voluta dalla classe dirigente, che è rappresentata da grandissimi proprietari terrieri che a loro volta godono della protezione degli Stati Uniti, dell’Europa, del Giappone e di tutte le grandi multinazionali là ben presenti.
Salari bassissimi, sfruttamento della manodopera, livello scolastico volutamente tenuto basso, assistenza sanitaria pessima, sistema previdenziale molto carente, corruzione diffusissima ad ogni livello, fanno del Brasile un paese ancora posizionato su livelli medio bassi quando invece avrebbe le potenzialità per essere una grande potenza economica mondiale.
Il clima favorevole, l’abbondanza dell’acqua, le terre fertilissime potrebbero permettere fino a due o tre raccolti all’anno dello stesso prodotto, ma niente viene fatto per cercare di uscire da questa situazione che è molto comoda per pochi a discapito di molti.
L’estremo lembo interno della missione di Pescador è collegato con la strada nazionale tramite una piccolissima via di comunicazione, tutt’ora non completamente asfaltata, di circa 40 km. che, nel periodo estivo, durante il quale piove molto, rimane impraticabile.
Questo è un altro grosso limite allo sviluppo della regione sotto ogni punto di vista.
I politici promettono grandi cose prima di ogni elezione e poi non rispettano gli impegni presi.
La popolazione ha una scarsissima preparazione culturale e quindi non è in grado di rovesciare una simile situazione. In questa realtà giunse don Gianni 43 anni fa.
Per oltre 20 anni ha vissuto in una misera casetta di mattoni e fango, disponendo, come unico mezzo di trasporto, di una mula con la quale raggiungeva, normalmente di notte, i vari punti della missione.
I suoi rientri in Italia avvenivano ogni 5 anni e durante questi rientri faceva visita ai tanti amici che aveva qui nella nostra zona.
Grazie soprattutto agli aiuti che queste persone generose e buone gli davano, egli è riuscito a costruire una quantità enorme di chiese, case per poveri, strutture parrocchiali, un’officina meccanica ed una falegnameria attrezzate, un ospedaletto - ora chiuso per latitanza del governo-, una bella casa di riposo, che ora è gestita dalla volontaria laica di Omegna Francesca Visconti, asili per bambini orfani o abbandonati e molte altre cose.
Si è sempre impegnato anche nel settore scolastico: è stato anche direttore delle scuole frequentate da migliaia di ragazzi.
La sua passione per la musica lo ha portato a costituire anche una banda musicale formata da soli ragazzi e giovani.
E’ questa un’attività molto importante, volta principalmente a distogliere i ragazzi dalla strada, offrendo loro un impegno che per loro è anche un divertimento, dato che la musica è parte integrante della cultura brasiliana.
Il campo di azione di don Gianni però è molto esteso e va ben oltre i confini della sua parrocchia.
Egli è impegnato nell’azione di recupero dei tossicodipendenti, dei carcerati, sul fronte del movimento dei “Sem Terra” - centinaia e centinaia di nuclei familiari poverissimi formati da contadini ai quali lo Stato ha promesso l’assegnazione delle terre, ma che sono da anni ospitati in desolati accampamenti senza acqua, servizi igienici, scuole -.
Nella sua casa ha ospitato dalla nascita ben 8 bambini, ormai cresciuti - il primo ha 21 anni -.
La sua casa è sempre aperta ogni giorno ad una miriade di persone che bussano per chiedere un pezzo di pane e qualche chilo di fagioli.
Lui dice che i poveri non si possono cacciare perché glieli manda il “Padrone del mondo”. La Provvidenza è sempre stata grande e, grazie ad essa, non è mai cessata questa preziosissima attività di assistenza e di efficace “promozione umana”.
Chi ha conosciuto don Gianni ed ha avuto modo di vedere l’ambiente in cui opera, le situazioni difficili che ha incontrato ed incontra ancora oggi, può ben dire che è un uomo straordinario.
Questo ben lo sa la sua gente che lo ama moltissimo e che per “padre Joao” farebbe ogni cosa.
Lo sanno molto bene anche i moltissimi amici italiani che in tutti questi anni lo hanno sostenuto sia materialmente che moralmente in momenti molto, molto difficili.
Il “Club di Pescador” è nato circa 18 anni fa, da un primo gruppo di coppie che si erano recate a Pescador per adottare dei bambini.
Il primo nucleo era formato da 13 coppie che, accomunate dall’esperienza straordinaria dell’adozione, hanno deciso di dar vita ad un gruppo informale che potesse iniziare un’azione di sensibilizzazione sul problema missionario e quindi anche di raccogliere degli aiuti da poter inviare “direttamente” alla missione, senza transitare da altri canali, e proponendo la realizzazione di “micro-progetti”.
A questo iniziale piccolo drappello si sono via via aggiunti molti altri amici ed ora sono oltre 600 le persone che, in vario modo e misura, collaborano per aiutare l’amato popolo della missione di Pescador.
Il nucleo più consistente di questi amici risiede in Piemonte, nella diocesi di Novara, ma anche in Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna vi sono tanti collaboratori.
La forme di aiuto sono le più varie: si va dai mercatini rionali e natalizi, alle feste campestri, alle raccolte presso scuole e negozi, alla realizzazione di libri da vendere, alla promozione di iniziative particolari presso aziende come quella di destinare alla missione il controvalore degli omaggi natalizi dei clienti o dei dipendenti. Progetti piccoli o grandi vengono proposti da don Gianni e lasciati alla libera iniziativa dei singoli gruppi locali o delle singole persone amiche.
Gli aiuti vengono depositati su un conto corrente aperto 17 anni fa e successivamente spediti direttamente in Brasile alla missione di don Gianni, tramite bonifico bancario, senza passaggi intermedi.
don Gianni ha anche un indirizzo di posta elettronica in Brasile : pejoao@uaivip.com.br ed il suo indirizzo, per chi volesse scrivere col metodo tradizionale, è il seguente:
Padre Giovanni Sacco
Rua Bertulino Martins De Melo 332
35114-000 PESCADOR (MG) B R A S I L
Per Info su progetti e aiuti, contattare l'amico referente di don Gianni qui in Italia, Luciano, bialuci@libero.it Per conoscere le attività di Francesca visitare il sito internet dell'Associazione di Volontariato "MISSIONE POSSIBILE" di Omegna (VB) www.missionepossibile.it
Ringrazio Bianca e Luciano che mi hanno inviato il materiale necessario per raccontare Missione Possibile
Io conosco personalmente Francesca da quando era una bambina e lavoravo con sua mamma, che ci ha lasciato all'inizio del 2007, purtroppo, per un male incurabile, ed ho ritenuto quindi importante raccontare la storia di questo sacerdote e del grande lavoro che svolge in Brasile da anni
Anche Francesca è partita giovane volontaria piena di coraggio alcuni anni fa proprio qui da Omegna ed a Pescador ha trovato la sua vita ed un compagno per la vita
Un augurio a tutti loro e al loro grande coraggio affinchè continuino a lungo la loro missione in una terra straniera e lontana, ma ormai così vicina anche per noi!
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