Pensieri in Libertà

martedì 2 febbraio 2010

Non è cambiato nulla!

La scorsa settimana ho avuto pochissimo tempo a disposizione perchè era la settimana degli scrutini e le ore passate a scuola anche di pomeriggio sono state parecchie
Ho quindi solo sfogliato i quotidiani , non ho avuto tempo di leggere neppure un libro e la sera sono sempre andata a dormire presto...
Uno degli articoli intravisti velocemente però ha colpito la mia attenzione:
" Terrore nelle notti afghane
Le operazioni segrete Usa
Presunti seguaci dei talebani nelle celle afghane
I prigionieri delle carceri speciali: è peggio che Guantanamo "
Quando sono riuscita a riprendere in mano quella pagina di giornale, con tempo e calma a disposizione, ho letto le prime righe dell' articolo ma...
ma mi sono fermata lì !
Non sono riuscita ad andare fino in fondo. Provo sempre un profondo disgusto sia quando leggo sia quando vedo scene di violenza " vera", quella subita nella realtà, della guerra soprattutto
E in questo articolo si riaffrontava il tema delle violenze più brutali che gli americani fanno subire ai prigionieri di guerra. Prima era Guantanamo, ora è un carcere segreto in Afganistan
Sono tante le persone che in molti luoghi del mondo subiscono torture e brutalità in carcere, ma quello che mi fa andare in bestia è questo comportamento ottuso ed ipocrita degli Usa, paese democratico, che in terra straniera va a combattere terroristi, soprusi vari ecc ecc e poi si comporta peggio di coloro che minacciano la libertà e la pace di paesi sempre sull'orlo della dittatura o peggio
Possibile che dopo anni di governo Bush e di orrori vari, anche ora si debbano continuare questi metodi crudeli ed incivili ?
E Obama che fa ? Saprà di certo , no ? o no?
Poi si lamentano perchè gli attacchi taleban sono sempre più cruenti e perchè i morti non solo americani sono in aumento in una guerra sempre più assurda e ormai in perdita ... diciamo pure una guerra quasi perduta
Quanto all'Italia, collaboratrice degli Usa ai tempi di Bush, non è che stia granch'è meglio
" Sismi compiacente su Abu Omar"
Le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna di agenti della Cia e il non luogo a procedere per i funzionari sei servizi italiani: "Il segreto di Stato è un paradosso"
Gli agenti del Sismi imputati nel processo per il sequestro dell’ex imam di Milano Abu Omar, allora indagato per terrorismo internazionale, sapevano e forse furono compiacenti quando il religioso fu rapito il 13 febbraio del 2003.
Il direttore del tempo del servizio segreto militare, Nicolò Pollari, partecipò «sicuramente» ad «attività di ostacolo e sviamento delle indagini», tanto che per lui «rimane un giudizio morale fortemente negativo», in quanto agì, tra l’altro, «in qualità di servitore dello Stato». "
Il segreto di Stato in Italia è un serio problema perchè ha impedito per anni e continua ad impedire la scopertà delle verità nascoste di stragi , di attentati, di misteri politici che non sono mai stati svelati completamente
E fino a quando ci sarà una mentalità politica di un certo tipo, penso proprio che il segreto di stato non verrà mai tolto ...

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sabato 5 dicembre 2009

Missione Afghanistan

Con il già programmato invio di 200 istruttori militari, il nostro contingente militare salirà a 4mila uomini, diventando il quarto più grande schierato in Afghanistan dopo quelli statunitense (100mila), britannico (9.500) e tedesco (4.400), scavalcando canadesi (2.800) e francesi (3.100).
Le truppe da mandare in Afghanistan verranno recuperate in gran parte dal Kosovo, forse qualcuna anche dal Libano.
Anche i soldi necessari per finanziare l’escalation italiana in Afghanistan arriverranno dal disimpegno militare su altri fronti, senza quindi comportare ulteriori aggravi di spesa.
I mille uomini in più verranno impiegati in combattimento:
“A Herat sono schierati tre Battle Group: prevediamo di portarli a quattro, in modo da permettere una svolta radicale nell’attività operativa”, consentendo alle truppe italiane di “bonificare una zona e poi di presidiarla in modo da impedire agli insorti di riconquistarla”.
da PeaceReporter, che ha ripercorso le tappe del progressivo coinvolgimento italiano nella guerra in Afghanistan.

I soldati attualmente schierati in Afghanistan sono 2.800 - ne sono autorizzati al massimo di 3.227, quota raggiunta nei mesi scorsi con l'invio delle truppe di rinforzo temporaneo per le elezioni, poi ritirate)
I Militari caduti in missione dal 2001 sono 22 , di cui 14 in azione e 8 in incidenti o per malattie
Il costo della missione dal 2001 è di oltre 2,5 miliardi di euro ed è in costante aumento: oltre 500 milioni nel 2009 contro una media di 300 milioni nei primi anni .
Gli Usa di Obama si trovano oggi nella stessa situazione in cui si trovava l’Urss di Gorbaciov nel 1985
Appena salito al potere, il presidente della superpotenza mondiale si ritrova a dover gestire la grana dell'Afghanistan. Dopo anni di occupazione militare, la guerra sta andando male e la guerriglia afgana sta vincendo.
I generali chiedono rinforzi, sostenendo che i centomila soldati sul campo non bastano per tener testa ai ribelli: per evitare la sconfitta ci vogliono decine di migliaia di uomini in più.
A peggiorare le situazione c'è un presidente afgano che è diventato corrotto, inaffidabile, debole e incompetente, e che vive barricato nel suo palazzo.
C'è bisogno di un governo locale più forte, in grado di gestire da solo la sicurezza nel paese così da consentire, nel giro di alcuni anni, il ritiro delle truppe straniere.
Questa è la situazione che sta vivendo il presidente Obama oggi, nel 2009. Ma è anche quella che visse il presidente Gorbaciov nel 1985.
Dal numero delle truppe schierate al presidente afgano inaffidabile, che all'epoca non si chiamava Karzai ma Karmal, che nel 1986 venne rimpiazzato con Najibullah, mentre a Karzai è stata data un'altra chance per mancanza di alternative, tutto è uguale.
Come Obama, Gorbaciov concesse i rinforzi chiesti dai suoi generali e allo stesso tempo iniziò a pianificare un'exit strategy.
Il ritiro dell'Armata Rossa dall'Afghanistan iniziò nel 1988, tre anni dopo l'insediamento di Gorbaciov. Le truppe Usa, invece, non se ne andaranno dall'Afghanistan prima del 2014-2015.

Gorbaciov ha sconsigliato a Obama di mandare più truppe, invitandolo a non ripetere gli errori commessi in Afghanistan dai sovietici e di accelerare il ritiro.
Obama invece ha deciso di dare ascolto ai suoi generali e ai ‘falchi' del Pentagono, sicuri di riuscire a capovolgere le sorti della guerra anche confidando sul fatto che i talebani di oggi sono più deboli dei mujaheddin di ieri perché dietro di loro non c'è una potenza militare e non godono del pieno sostegno della popolazione.
A parte il fatto che i talebani ricevono dall'estero ingenti finanziamenti e armi di ultima generazione , provenienti da pachistani, arabi, iraniani, cinesi e russi, il sostegno della popolazione afgana se lo stanno progressivamente guadagnando proprio grazie al protrarsi dell'occupazione straniera.
Altro che "nuova strategia". "Non siamo ancora come negli anni '80, quando la popolazione era in maggioranza con noi ribelli", ha dichiarato tempo fa Farooq Wardak, ex comandante mujaheddin oggi ministro dell'Istruzione del governo Karzai. "Ma ho paura che se le cose vanno avanti così, presto avverrà lo stesso".Appena insediatosi Obama aveva promesso una "nuova strategia" per l'Afghanistan basta su più ricostruzione, più aiuti alla popolazione, più democrazia. Invece ha scelto di continuare a sostenere un regime corrotto e illegittimo e di proseguire sulla strada dell'escalation militare. Più truppe, più guerra, più vittime civili, più sofferenze per la popolazione non faranno che accrescere l'odio verso gli stranieri e la popolarità dei talebani.

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lunedì 17 agosto 2009

L' Agente Orange

500 mila persone, i bambini nati con handicap, le vittime vietnamite dell' Agente Orange, il defoliante dal nome solare, stanno ancora chiedendo i risarcimenti 48 anni dopo che il Pentagono americano decise di impiegarlo in Vietnam, irrorando senza pietà quelle boscaglie dove si nascondevano i nordvietnamiti.
L ’Agente Orange si rivelò essere il defoliante portatore di Morte.
Gli strateghi americani avevano pronosticato che il suo impiego in Vietnam avrebbe dato una svolta decisiva al conflitto, ma non fu così perché i soldati del Nord comunista, demolendo ogni pronostico, vincendo la guerra, sbugiardarono gli strateghi di McNamara.
L’ impiego dell’Agente Orange risolse non poche situazioni a rischio, ma soprattutto agevolò i GI americani nella loro rasatura della secolare boscaglia vietnamita, eseguita grazie ad un' arma recente e molto distruttiva: la diossina.
Il diserbante aprì quindi sistematicamente larghe radure nella fitta vegetazione del Vietnam del Sud, ma paradossalmente, anche se aumentò il numero dei caduti del Nord, non diminuì, invece, le perdite americane.
Il 10 agosto, Saigon, la capitale del Vietnam del Sud, che dopo la vittoria nordista fu ribattezzata Ho Chi Minh City, e le sue strade, rifatte sul modello del Midi francese, traboccavano di gente anziana e storpia in maggioranza, a piedi o in carrozzelle per invalidi.
È gente visibilmente piagata da una interminabile disgrazia che si raduna ogni anno a Saigon nell’anniversario del primo lancio delle bombe tossiche alla diossina, quelle che Washington considerava "arma decisiva".
Un lungo, muto corteo triste per sollecitare aiuti concreti in dollari ai reduci d’una guerra dimenticata e così disgraziata
Gli anziani reduci che hanno sfilato compostamente erano diecimila, applauditi dalle "rondini bianche", le ragazze in "aodai", il vestito nazionale coi due spacchi alti sulle gambe.
Fra i cartelli ne spiccava uno in vietnamita che diceva: "Siamo stanchi d’esser presi in giro - quanto ci rimane da vivere?".
Fonti autorevoli americane hanno dichiarato che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama pare abbia chiesto «lo stato degli atti».
Non sarà facile chiudere la "pratica Orange", ma si deve in ogni caso rendere giustizia a chi fece il suo dovere di soldato, non importa quali siano state le sue mostrine.
Nel 1995 Stati Uniti e Vietnam hanno ripreso le relazioni; sarà così forse meno difficile "evadere questa pratica", costata finora 400 mila morti e deturpati, 500 mila bambini nati con malformazioni e milioni di casi di carcinoma e di Parkinson.

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Sacrificio e riscatto

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella ricorrenza del sessantacinquesimo anniversario dell’eccidio nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, ha inviato al Sindaco un messaggio in cui ha rivolto a tutti i convenuti alla commemorazione «il suo partecipe e solidale pensiero»; «Il sacrificio di tanti nostri concittadini che seppero battersi coraggiosamente per il riscatto della loro Patria costituisce la più viva eredità morale della Resistenza e della Lotta di Liberazione, che scrisse in questa terra generosa pagine altissime di eroismo. Da quella stagione di rinascita civile l’Italia trasse la forza spirituale e l’unità necessarie per dar vita ad un ordinamento fondato sui valori di democrazia e di giustizia sociale e sull’attivo sostegno alle organizzazioni internazionali e sovrannazionali rivolte ad assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni».

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domenica 21 giugno 2009

Sigonella

"Il Pentagono sta identificando gli ottocento militari da inviare, la Northrop Grumman ha scelto i tecnici da trasferire e almeno cinque Global Hawk sono già sulla pista di Sigonella: sono i primi passi della realizzazione dell’Alliance Ground Surveillance (Ags), il sistema di sorveglianza terrestre della Nato che dal 2012 sarà operativo dalla base militare in Sicilia. Voluto dall’Alleanza atlantica per sorvegliare lo scacchiere del Mediterraneo impiegando l’ultima versione del più sofisticato occhio elettronico dell’arsenale degli Stati Uniti, assegnato all’Italia a scapito della concorrenza di tedeschi e turchi e destinato a comprendere otto Global Hawk, l’Ags andrà a integrare l’operazione «Active Endeavour» ovvero il monitoraggio Nato dei vascelli sui mari, che viene coordinato dalla base alleata di Napoli. Ciò che ancora manca all’Ags è il via libera di due Paesi alleati - la Turchia e la Polonia - che per motivi diversi esitano, facendo prospettare l’aumento dei costi per le altre 26 nazioni che invece hanno già aderito accettando di condividere spese totali stimate in 1,5 miliardi di euro, 150 milioni dei quali ricadranno sull’Italia. Ma si tratta di ostacoli che fonti diplomatiche a Washington definiscono «destinati ad essere superati» perché l’interesse della Nato a far volar al più presto i super-droni è molto forte.
...a Sigonella, l’arrivo degli 800 militari necessari a gestire il sistema da terra farà crescere la base ed anche l’indotto.
I cinque Global Hawk che sono già presenti in Sicilia sono al momento in forza alle unità militari degli Stati Uniti e servono di supporto alle attività del nuovo comando Africom - responsabile per l’Africa - che opera dalla base di Vicenza riversando a terra in tempo reale le informazioni raccolte elettronicamente durante i sorvoli che si spingono ben oltre il Mediterraneo.
L' «Active Endeavour», varata dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, consente alla Nato di identificare possibili minacce in arrivo via mare verso l’Europa del Sud, il sistema Ags allargherà tali potenzialità all’osservazione di quanto avviene sulla terra ferma adoperando i sistemi più avanzati di sorveglianza elettronica.
In comune le due operazioni alleate hanno anche il principio-cardine della «raccolta di informazioni da passare agli Stati interessati» alle responsabilità dei quali viene poi lasciata la decisione di un intervento. Non è ancora chiaro se i cinque super-droni dell’Us Air Force già a Sigonella entreranno a far parte della squadra di otto velivoli del sistema Ags della Nato o se continueranno invece a costituire un’unità separata ma in entrambi i casi la base siciliana è destinata a diventare il principale punto di ascolto e osservazione delle forze alleate su quanto avviene in Europa, Africa e Medio Oriente. "
Questa è un'altra notizia che mi ha lasciata ancora più perplessa. Queste spese militari così eccessive per operazioni di difesa dal terrorismo mi mettono l'angoscia E mi chiedo quanto siamo ancora succubi degli Usa, Obama o non Obama che tenga
Io ricordo un'altra Sigonella, lontana nel tempo, quando Craxi si oppose agli Usa e scoppià l'affaire Sigonella.
Il 10 ottobre 1985 il governo italiano aveva visto concludersi,in modo tragico ma non catastrofico, il sequestro, ad opera di un commando di terroristi palestinesi dell'ala radicale dell'Olp, dell’«Achille Lauro», con a bordo centinaia di turisti italiani in viaggio in Egitto.
Al termine di una difficile trattativa, condotta dal presidente del consiglio Craxi e dal ministro degli Esteri Andreotti con Arafat, i terroristi avevano riconsegnato la nave al Cairo. Ma prima di arrendersi avevano assassinato un turista americano ebreo, Leon Klinghoffer.
Ma il telefono di Craxi squillò pochi minuti prima di mezzanotte. Il presidente Usa Ronald Reagan hiedeva l'autorizzazione di lasciare atterrare nella base di Sigonella un aereo egiziano dirottato, e scortato dagli F14 dell'aviazione americana, con a bordo il commando dei terroristi e i mediatori palestinesi, Abu Abbas e Hani el Hassan, che avevano condotto la trattativa.
In pochi minuti, dopo l'atterraggio del convoglio di aerei,di cui facevano parte due C141 che dovevano servire al trasporto del commando,i militari Usa e i soldati italiani, con i carabinieri che sorvegliavano Sigonella, rischiarono di venire alle armi.
Craxi ordinò infatti di non consegnare i passeggeri dell'aereo egiziano e di difenderli da ogni eventuale attacco.
La trattativa tra il comandante Steiner e il capo del controspionaggio italiano, Fulvio Martini, si concluse con il compromesso che l'aereo con i terroristi sarebbe atterrato a Ciampino.
Ma una volta giunti lì, gli americani si aspettavano l'arresto dei palestinesi, che furono fatti scappare in omaggio all'impegno che era stato preso per la riconsegna della nave e il salvataggio dei passeggeri. Tutti i passeggeri, tranne Klinghoffer.
Nella stessa notte Reagan inviò a Craxi una dura lettera in cui, pur ringraziandolo formalmente della collaborazione fornita a Sigonella per l'atterraggio degli aerei Usa, lo impegnava, in attesa di una richiesta di estradizione, a custodire in carcere i terroristi che nel frattempo erano stati fatti scappare.
Ne nacque una grave crisi diplomatica, e una conseguente crisi politica,che portò alla caduta del governo Craxi, per l'irritazione del ministro repubblicano della Difesa Spadolini che era stato tenuto all'oscuro di tutto.
Craxi si presentò alla Camera accolto dal gelo della delegazione del Pri e della parte meno filoaraba della Dc, ma anche dagli applausi dell'emiciclo di sinistra, soddisfatto della lezione data agli Usa.
Fu una delle rare volte che i comunisti applaudirono il leader socialista, solitamente odiato e considerato dal segretario del Pci Berlinguer alla stregua di «un pericolo per la democrazia».
Qualche giorno dopo la crisi si risolse.
Spadolini si rassegnò. Craxi andò a trovare Reagan per fare pace e concordò con lui un accordo grazie al quale fu dato il via alle «extraordinary renditions», gli scambi di prigionieri (e in qualche caso le catture) al di fuori delle normali regole procedurali per motivi di lotta al terrorismo.
Abu Abbas ha finito i suoi giorni in Iraq nel 2003.
E noi, che fine faremo ???

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Nuovi reapers italiani in Afganistan !

Una notizia del quotidiano di oggi mi ha lasciata veramente perplessa
" Sono in arrivo i nuovi «Reaper», aerei senza pilota, droni intelligenti che sfrecciano ad alta quota e fanno rimbalzare a terra le immagini che captano dall’alto.
L’Aeronautica ne ha già quattro in esercizio e li usa in Afghanistan per controllare il terreno dove si muovono le nostre pattuglie.
Altri cinque sono vicini, a sei mesi dall’ordinazione: due del tipo «Predator-A», di prima generazione, e tre del tipo «Reaper», dalle prestazioni migliori.
Ma questi droni di tipo più avanzato pongono un problema politico non da poco. Con l’aggiunta di un semplice kit, composto da una trave sotto la pancia e due lanciarazzi, possono trasformarsi da semplici ricognitori in micidiali aerei d’attacco.
Come dimostrano innumerevoli operazioni americane: il velivolo resta in aria a lungo, gira in tondo, e poi può colpire con la semplice pressione di un bottone schiacciato dalla sala operativa che magari si trova in un altro continente.
Per il momento «non c’è la volontà politica» di trasformarli, come spiegano fonti militari.
E infatti il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, qualche giorno fa ribadiva che non ha intenzione di armare i droni, così come ha disposto che in Afghanistan ci sia un uso puramente di ricognizione dei Tornado: «Credo - diceva - che l’utilizzo di oggi sia più adeguato alla conformazione della nostra missione». Ma mai dire mai.
Una spesa imponente, quella disposta per i nuovi droni dell’Aeronautica militare: 330 milioni di dollari d’investimento per i velivoli, l’assistenza tecnica, l’addestramento di tecnici e di piloti.
Perché naturalmente, anche se non c’è un uomo a bordo, pur sempre di aerei si tratta e di un pilota, anche con joystick, c’è bisogno.
L’esperienza sul campo, sia in Iraq, sia in Afghanistan, sta però dimostrando che i «Predator» sono un eccezionale ausilio alle operazioni sul terreno.
Meglio di qualunque aereo o elicottero, possono restare in volo a lungo, senza rischiare vite umane, usando una serie di sensori, radar, visori a infrarossi, e telecamere, che coprono un largo raggio. In Afghanistan, attualmente li usano a piene mani.
Attualmente sono 2800 i soldati schierati in Afghanistan.
Il governo ha deliberato l’invio di 400 ulteriori soldati e 56 carabinieri in vista delle elezioni presidenziali che si terranno in estate.
Potrebbero restarvi fino a ottobre. Con l’occasione sarà anche rinforzato il parco aereo.
Due Tornado si aggiungeranno ai due già presenti a Herat «appena saranno garantite - sono parole del ministro in Parlamento - le necessarie condizioni tecnico-logistiche nella base di Herat».
Si sposterà in blocco il Comando Nato di Solbiate Olona, dove sono inclusi 114 italiani.
Infine la Difesa invierà altri due aerei da trasporto C27J con seguito di 40 avieri e 3 elicotteri per l’evacuazione medica con relativo personale.
Quanto prima, poi, arriveranno in zona anche i «Freccia», nuovissimi blindati dell’esercito, attrezzati per proteggere i soldati dal pericolo delle mine"
Non metto in dubbio che sia anche necessario essere in Afganistan per aiutare quel lontano paese a ritovrare la cosidetta democrazia e ad impedire ai talebani di riprendere il potere, ma non doveva essere una missione di pace ???
Tutte queste spese militari per nuove armi di guerra mi sembrano veramente esagerate
Si tagliano i fondi per la scuola e per gli insegnanti, per la sanità e gli anziani ma poi ci sono miliardi e miliardi per un drone ???

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martedì 2 giugno 2009

Un riconoscimento di Pertini del 1984


Alcuni giorni fa stavo cercando delle vecchie foto di mia mamma e in uno dei suoi cassetti, per caso, ho trovato un riconoscimento inviato a mio papà nel lontano 1984, firmato dall'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini e dal Ministro della Difesa, Giovanni Spadolini . Altri tempi... Mi sono commossa a vedere quelle due firme importanti ed il nome di mio papà con le parole" Internato militare non collaborazionista " Un documento a me sconosciuto ma che attesta quello che lui ha sempre detto e che io tanto spesso ho ripetuto: non ha mai voluto firmare per Salò quando era nei campi di concentramento nazisti e non ha mai collaborato !



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mercoledì 20 maggio 2009

FONDAZIONE CEFALONIA

Ricevo dall'amico Michele questa comunicazione che pubblico volentieri, per essere conosciuta anche da altre persone
Si è costituita presso il notaio in Milano il 13 maggio 2009 la "Fondazione Europea Memoria e Futuro Cefalonia-Corfù settembre 1943" O.N.L.U.S. - Fondazione di partecipazione, al cui Comitato promotore il nostro Istituto ha aderito con delibera del C.d.A. Ne è Presidente l'avv. Costantino Ruscigno, figlio di Nicola, barese, ufficiale della Divisione "Acqui" combattente a Cefalonia, autore del memoriale I ragazzi del '21 tra sangue e vita. Per notizie si acceda al sito della Fondazione www.cefaloniacorfu1943.net, dove è consultabile lo Statuto con le finalità, mentre l'indirizzi di posta elettronica è fondazioneuropea@cefaloniacorfù1943.net.
I soci "possono essere Istituzioni pubbliche a tutti i livelli territoriali, Istituzioni scolastiche ed Universitarie, enti pubblici e/o privati, associazioni, fondazioni, soggetti economici pubblici e privati, soggetti profit e no profit, singoli cittadini" anche non italiani.
L'adesione non comporta l'obbligo di contribuzioni.
Il primo nucleo di adesioni al Comitato promotore vede la Provincia di Cefalonia, l'Associazione Italo-Greca Mediterraneo, il Museo di Stia Contemporanea di Milano, il nostro Istituto, il Centro Studi ALSPES di Milano, la Provincia di Milano, il Comune di Milano, il Comune di Sesto San Giovanni, il Comune di Verbania, il Comune di Ghemme, il Comune di Rezzato, l'Istituto scolastico Benini di Melegnano, il Liceo Carlo Alberto di Novara, l'Associazione Divisione Acqui sezioni di Milano e Novara con tutti i propri associati.
Invitiamo caldamente ad aderire .
Istituto Storico Resistenza "Piero Fornara" - NOVARA
Chi ha studiato il nazismo ed il fascismo avrà sicuramente sentito parlare di Cefalonia e del massacro dei soldati italiani, il primo tragico episodio ed il primo eroico sacrificio di coloro che iniziarono ad opporsi alla dittatura

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lunedì 11 maggio 2009

La differenza - La banda Koch

Per il 25 aprile 2009 si è sentito dire da più parti, e non solo governative ahimé, che i giovani che dopo l'8 settembre 1943 in buona fede si schierarono con i repubblichini meritano lo stesso rispetto dei partigiani.
Sicuramente possono esserci stati alcuni giovani che inizialmente si schierarono in buona fede con la repubblica sociale. E' però difficile credere che dopo due anni di repressioni e di rappresaglie contro i resistenti e contro la popolazione civile, fossero ancora molti quelli " in buona fede ".
Per capire e per far capire la profonda differenza che c'era fra i partigiani ed i repubblichini basterebbe confrontare il contenuto e il tono delle lettere dei repubblichini con quelli delle Lettere dei Condannati a morte della Resistenza. Ma bisognerebbe anche chiedersi come mai ci furono numerosi casi di uomini, a volte di interi reparti, che passarono dalle file fasciste alle file antifasciste, già nella Guerra di Spagna !, e non viceversa.
Certamente uno che capì molto in fretta da che parte stare fu Pietro Koch ( nome tedesco, ma origine romana).
Ecco cosa scriveva alla sorella pochi giorni dopo l'8 settembre:
"... Si sta sfasciando tutto. Dopo l'armistizio il reggimento si è sciolto. I capi sono fuggiti e anche il re e il generale Badoglio e gli altri generali. Tutti cerchiamo abiti civili e buttiamo via quelli militari. Tutti fuggono e vogliono tornare a casa. Io sono stordito, non capisco più niente. C'è chi va in montagna con i partigiani e chi dice che bisogna difendere in ogni caso la Patria. Ma come? Dove sta la Patria? ...".
Alla fine del '43 scrisse di nuovo alla sorella:
"Adesso vedo chiaro che sotto tutto questo imbroglio c'è lo zampino dei comunisti nemici della Patria, della Famiglia, di Dio. Dargli la caccia è il compito del gruppo che abbiamo formato con altri ragazzi in gamba. ... Credimi, dar loro la caccia è diventato un vero piacere, una specie di sport, una caccia grossa perché questi cercano in tutti i modi di resistere. Ma noi abbiamo dei 'metodi' patentati e riusciremo a sterminare questo flagello dell'umanità.
Siamo armati di tutto punto, forniti di materiale ultramoderno. Abbiamo automobili a volontà, una vera gang all'americana, e tutto quello che desideriamo, liquori, burro, prosciutto, cioccolata, sigarette a volontà, e ... donnine che con noi non fanno tanti complimenti. E' una vera pacchia, fare il proprio dovere di italiani contro quei maiali servi di Mosca, e intanto vivere bene e divertirsi".
(Le lettere sono state pubblicate da R. De Felice, Mussolini l'alleato, Einaudi, Torino, 1998).
Pietro Koch e la sua banda furono tra i peggiori torturatori di quel periodo.
La sua sede in via Paolo Uccello a Milano fu ben presto ribattezzata Villa Triste.
Centinaia, forse migliaia di resistenti o di semplici cittadini vi furono torturati e uccisi.
Credendosi superiore a tutti si creò molti nemici anche tra i repubblichini, e alla fine del '44 venne arrestato dalla banda Muti, che si appropriò dell'ingente bottino trovato a Villa Triste.
In seguito fu liberato grazie all'intervento di un amico e protettore, il capitano Theo Saevecke, comandante delle SS di Milano ed altro feroce torturatore.
Più tardi Koch fu condannato a morte e fucilato, mentre Saevecke, anch'egli condannato a morte per l'eccidio dei quindici martiri di piazzale Loreto, fu protetto dagli Americani durante la guerra fredda, e morì tranquillamente nel suo letto nel 2000.
Oggi il giornale riportava la notizia che una famiglia ebrea è stata rifiutata da una albergatrice tirolese mentre, contemporaneamente, un gruppo di neonazisti ha invaso il capo di concentramento e di sterminio di Mauthausen, in Austria
Una volta il grande antifascista Vittorio Foa disse al senatore Giorgio Pisanò, ex repubblichino appartenente al Movimento Sociale :
"Siamo tutti per la patria, però sta attento: se vincevate voi io sarei ancora in prigione. Poiché abbiamo vinto noi, tu sei Senatore della Repubblica. Questa è la differenza".
Questa è la differenza . Per non dimenticare ...

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Una mail x il post n. 500

Questo è il post numero 500
Per festeggiarlo vorrei parlarvi di una email che ho ricevuto alcuni giorni fa. Ho naturalmente chiesto il permesso a chi me l'ha inviata di pubblicarla perchè era una mail personale, indirizzata solo a me. Ma era una mail bella e per me tanto commovente che ho pensato che fosse utile ed importante farla conoscere anche a chi mi legge sempre
"... Ho appena letto sul suo sito, in " Il cassetto dei ricordi", il bellissimo lavoro da lei svolto riguardante le vicende del suo caro papà.
Mi sono commosso nel leggerlo e sono sincero, un pò la invidio. La invidio perchè è riuscita, prima che sia troppo tardi, a ricostruire e salvare una parte della vita di sua padre così dolorosa ma così imporante e certamente da non dimenticare.
Quando mio padre,classe 1918, era ancora abbastanza in salute, avrebbe forse avuto la volontà di raccontare la sua storia, ma io, un pò per timore e un pò per immaturità , non gli chiesi mai nulla.
Iniziai veramente a desiderare di conoscere le sue vicende di guerra e di prigionia solo quando ormai era troppo tardi. Ora ho 44 anni, e ancora oggi mi porto dentro questo piccolo "rimorso"di non aver chiesto.
In base ai pochi dati in mio possesso, speravo di trovare in internet qualche collegamento riconducibile a mio padre, al suo campo di prigionia in Germania, ai suoi compagni di prigionia di cui ho qualche vecchia corrispondenza, ma niente...
Quel poco che mio papà mi raccontò spontaneamente molti anni fa, lo posso così riassumere:caporale di artiglieria, inviato a Rodi e a Creta. Attraversato lo stretto di Suez. Dopo l'8 settembre, fatto prigioniero e con un viaggio di 15 giorni sempre in piedi in un vagone merci passando per la Grecia, trasferito in Germania a Egeln Magdemburg, lavori forzati a Sals Werch. Ritornò a casa solo dopo la fine della guerra in cattive condizioni di salute. La madre, che lo credeva ormai morto, non lo riconobbe nemmeno.
Ora mi fermo.
Complimenti per il suo sito e La ringrazio dei riferimenti a testi e articoli in esso contenuti.
Grazie G. C. Aldeno - TN "
In un momento difficile, in cui si vogliono equiparare i repubblichini di Salò alle vittime del fascismo ed ai reduci dei campi di internamento militare nazisti, questa lettera è stata per me di grande valore per la testimonianza di chi mi ha inviato il suo racconto personale, i suoi pensieri e ricordi e la storia di suo padre, che come il mio subì la prigionia e l'orrore di quei due lunghi anni terribili
un Grazie molto sentito a G.C. per avermi mandato i suoi frammenti di memoria con la speranza che nella sua ricerca riesca a trovare ed a sapere qualcosa di più dell'esperienza di suo padre erica

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sabato 25 aprile 2009

Buon 25 aprile

Stamattina ho accompagnato mia mamma alla messa ed alla cerimonia, organizzata dall'Anpi di Omegna, al Cimitero di Crusinallo, per ricordare la liberazione dell'Italia dai nazifascisti
Il discorso è stato tenuto da Michele Beltrami, il figlio del Capitano, ucciso a Megolo nel 1944
L'amico Michele ha parlato di quegli anni terribili ed ha ricordato che fu la popolazione di Omegna tutta intera a partecipare con i partigiani alla ribellione contro la dittatura fascista e l'occupazione nazista
Molto emozionante e commovente è stata la sua lettura dell' Epigrafe scritta da Piero Calamandrei, nel 1953, sulla rivista " Il Ponte " :
Non rammaricatevi
dai vostri cimiteri di montagna
se giù al piano
nell'aula ove fu giurata la Costituzione
murata col vostro sangue
sono tornati
da remote caligini
i fantasmi della vergogna
troppo presto
li avevamo dimenticati
è bene che siano esposti
in vista su questo palco
perché tutto il popolo
riconosca i loro volti
e si ricordi
che tutto questo fu vero
chiederanno la parola
avremo tanto da imparare
manganelli pugnali patiboli
vent'anni di rapine
due anni di carneficine
i briganti sugli scanni
i giusti alla tortura
Trieste venduta al tedesco
l'Italia ridotta un rogo
questo si chiama governare
per far grande la patria
apprenderemo da fonte diretta
la storia vista dalla parte dei carnefici
parleranno i diplomatici dell'Asse
i fieri ministri di Salò
apriranno i loro archivi segreti
di ogni impiccato
sapremo la sepoltura
di ogni incendio
si ritroverà il protocollo
Civitella Sant'Anna Boves Marzabotto
tutte in regola

Sapremo finalmente
quanto costò l'assassinio
di Carlo e Nello Rosselli
ma forse a questo punto
preferiranno rinunciare
alla parola peccato
questi grandi uomini di stato
avrebbero tanto da raccontare

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domenica 19 aprile 2009

Le torture della Cia

Quest'anno le mie vacanze di pasqua sono state più lunghe del solito, ma, pioggia permettendo, perchè giovedì è caduta copiosa e continua come ora, in una fredda ed uggiosa domenica più invernale che primaverile, ne ho approfittato per risistemare l'orto e una parte del giardino
Ho già piantato aglio, cipolle, patate ed erbe officinali e quando cambierà la luna, seminerò le insalate, i piselli, i fagioli e zucche e zucchine
Tenere un orto è spesso un lavoro a tempo pieno, anche faticoso, e sovente si deve combattere con le sorprese sgradite del tempo e con parassiti ed insetti dannosi, ma i risultati positivi sono soddisfacenti e quello che si mangia è genuino e fresco e molto più buono e saporito delle verdur che si comprano!
Tra un lavoro e l'altro però ho anche letto i giornali e qualche notizia mi ha lasciata decisamente esterefatta
Una di queste è l' immunità di Obama ai colpevoli di torture della Cia
"Il presidente americano concede l'immunità agli agenti che hanno usato maniere forti con i detenuti
L'era Bush è finita, l’«oscuro» capitolo degli abusi e delle torture negli interrogatori va superato con la «riflessione» e non con la «vendetta».
Il presidente Usa, Barack Obama, ha annunciato così la svolta americana sui metodi di detenzione e sulle tecniche di interrogatorio impiegati dalla Cia. Un cambiamento rivelato ieri con un comunicato in cui il presidente ha fatto sapere di non aver intenzione di perseguire gli agenti della Cia implicati e accompagnato da quattro documenti in cui, nero su bianco, si descrivono le durissime tecniche avallate dall’Amministrazione Bush.
Sui metodi di tortura Obama ha quindi ribadito che gli Usa hanno una volta per tutte messo la parola fine alle pratiche «che minano la nostra autorità morale e non ci rendono allo stesso tempo più sicuri».
Da qui la decisione di voltare pagina mostrando la cruda realtà:
«Le nostre informazioni riservate vengono normalmente protette per ragioni di sicurezza, ma ho deciso di pubblicare questi memorandum perchè credo fortemente nella trasparenza e nella responsabilità».
Una decisione comunque destinata a creare polemiche: da Amnesty Internationale sono infatti arrivate le prime critiche alla decisione di non punire i responsabili («un salvacondotto gratis per l’impunità») mentre il Centro per diritti costituzionali Usa ha parlato della «più grande delusione» arrivata dall’Amministrazione Obama." ( da La Stampa, Torino)
Non posso che condividere le opinioni di Amnesty internetional e del CDC: è stato giusto pubblicare i memorandum, ma chi ha torturato doveva essere messo sotto accusa. E non solo gli autori materiali delle torture, ma anche i mandanti! a partire da Bush e dai suoi consiglieri, dai suoi ministri e dai capi della Cia, che hanno approvato e permesso simili degradanti schifezze
Era giusto combattere il terrorismo e punire i terroristi colpevoli di atti criminosi, ma le leggi di Bush, gli orrori di Guantanamo e le torture della Cia, anche in territori non americani sono e restano un abominio di cui un paese democratico non avrebbe mai dovuto macchiarsi
Questa, secono me, è una decisione di Obama che " intacca " il suo essere un presidente intelligente e civile, che vuole la libertà la giustizia ed i diritti per tutti

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domenica 29 marzo 2009

Le Ardeatine - x non dimenticare

Alla cerimonia alle Fosse Ardeatine, per ricordare i Martiri Ardeatini, le 335 vittime, di cui 12 rimaste ignote, uccise dai nazisti, il presidente della Repubblica Napolitano ha detto :
«Bisogna riflettere sulla Storia e sulle sue lezioni, che sono sempre attuali e non possono dimenticarsi Il valore della memoria consiste nell’imparare quello che dicono le generazioni che ci hanno preceduto, nell’imparare ciò che ha insegnato la Storia. È stare attenti a non ripetere gli errori del passato».
Napolitano esorta anche a «ricordare quello che è stato uno dei capitoli più spietati della persecuzione antiebraica e, allo stesso tempo, quello che rimane un capitolo significativo della dura Resistenza contro l’occupazione nazista, a Roma e in Italia».
Il presidente ricorda che «si seppe molto tempo dopo dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, quando Roma venne liberata. Io, in quei giorni, ero a Napoli e ricordo bene i cento bombardamenti sulla mia città».
Parole importanti, le parole del Presidente della repubblica, piene di saggezza, per non dimenticare!
Ma vi sono ancora parti di quel passato che non sono state risolte e che si cerca di far passare nel dimenticatoio, soprattutto il riconoscimento degli Imi
In un articolo molto interessante ed importante del sito dell' A.N.R.P. si affronta il problema della commissione di consolazione per gli Schiavi di Hitler.
Sotto gli auspici dei Ministeri degli Affari esteri di Germania e Italia, sabato 28 marzo 2009, presso la Villa Vigoni a Loveno di Menaggio, si è tenuta la conferenza di presentazione della Commissione mista di storici italo-tedesca che i due governi hanno istituito in occasione del Vertice bilaterale tenutosi a Trieste nel novembre 2008, per approfondire sul passato di guerra italo-tedesco e in particolare sugli Internati Militari Italiani, come contributo alla costruzione di una comune cultura della memoria..
"Il principio della “immunità degli stati” viene messo in discussione dalla Cassazione, almeno in presenza di crimini contro l'umanità, che per la nostra massima Corte “segnano il punto di rottura dell'esercizio tollerabile della sovranità”.
Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, la sentenza della Cassazione mette a rischio “la sicurezza del diritto”, ma non il diritto delle vittime, bensì quello degli stati a non essere molestati a proposito dei loro crimini di guerra.
Il pensiero dominante è per i governanti “tanto prima o poi muoiono tutti” e i contenziosi… saranno risolti brillantemente.
La Germania
, nel ricorrere alla Corte di Giustizia dell'Aia, avverso la sentenza della nostra Cassazione, conta sulla disponibilità dell’Italia. Al ministero degli esteri tedesco sono convinti che, “in linea di principio, il governo italiano la pensa come noi”. I portavoce tedeschi ripetono che i risarcimenti violerebbero ben tre trattati internazionali, con cui l'Italia avrebbe già rinunciato a ulteriori pretese. Questa tesi, che di rimbalzo circola in Italia, è falsa. I trattati si possono ben interpretare in senso opposto.
Se il governo tedesco nega i risarcimenti, è però generosissimo con espressioni di rincrescimento che nulla costano. E siccome il capitolo più vistoso e scandaloso del contendere riguarda l'indennizzo negato pretestuosamente dalla Germania agli internati militari italiani, Steinmeier ha "speso" molte parole contrite sulle loro sofferenze... "
Un passato vergognoso e crudele che gli Imi non hanno mai potuto dimenticare
Loro non ci sono più ormai ma chi per tanti anni è vissuto con loro, con i loro incubi, con le loro sofferenze e con le loro cicatrici, testimonianze di quegli anni di barbarie, non può dimenticare e vedere il passato cancellato così, con così tanta facilità
Le parole non bastano. Ci vuole ben altro per cancellare i campi di concentramento e gli orrori del nazismo ...

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giovedì 19 marzo 2009

Soldati a Gaza - testimonianze

La guerra è sempre crudele
La guerra porta abiezione, violenze ed il peggio che ogni uomo con una divisa ha in sè
Dopo gli orrori del XX° secolo, tanti, troppi, in troppe guerre insensate, ora si devono già denunciare gli orrori del XXI°, dall'Iraq a Guantanamo a Gaza...
Il quotidiano israeliano "Haaretz" ha raccolto le testimonianze dei militari che hanno partecipato al conflitto che ha sconvolto la striscia di Gaza
" Una madre palestinese con i suoi due bambini è stata uccisa da un cecchino israeliano per aver capito male l’ordine di un soldato.
Il tragico fatto è stato raccontato in una delle testimonianze di soldati che hanno partecipato ai 22 giorni dell’operazione militare «Piombo fuso» nella Striscia di Gaza, raccolte dal quotidiano israeliano Haaretz. Secondo il giornale, diversi soldati israeliani hanno ucciso civili nell’ambito di «permissive» regole d’ingaggio, distruggendo intenzionalmente i loro beni.
Le testimonianze di diversi soldati di fanteria e piloti da combattimento sono state raccolte durante una discussione fra i partecipanti al corso d’addestramento Yitzhak Rabin dell’accademia di Oranim.
Il capo di una squadra di fanteria ha raccontato che il suo plotone aveva occupato una casa abitata da una famiglia, i cui componenti sono stati chiusi in una stanza.
Successivamente è subentrato un altro plotone, che aveva piazzato un cecchino sul tetto, e dopo qualche giorno è stato deciso di rilasciare i civili.
«Il comandante del plotone -ha raccontato il soldato- ha lasciato andare la famiglia dicendo loro di dirigersi verso destra. Una madre con i suoi due bambini non ha capito ed è andata a sinistra. Il cecchino non era stato avvertito.... ha visto la donna e i bambini che si avvicinavano, verso una linea che nessuno doveva oltrepassare. Ha sparato e alla fine li ha uccisi».

Il testimone ha detto di ritenere che il cecchino non si sia sentito in colpa perchè «per quanto lo riguardava, aveva fatto il suo lavoro secondo gli ordini ricevuti».
«L’atmosfera in generale, da quanto ho capito dai miei uomini con cui ho parlato- ha proseguito- non so come descriverla... le vite dei palestinesi, erano qualcosa di molto, molto meno importante delle vite dei nostri soldati».
Fra gli altri fatti riportati c’è anche l’ordine di un capo compagnia di sparare contro un’anziana donna che si stava avvicinando ad una casa occupata e ucciderla.
Il responsabile del corso Rabin, Danny Zamir, dopo aver udito i racconti dei soldati, ha avvertito i vertici militari dei suoi timori di un «grave fallimento morale» da parte dell’esercito.
In seguito ha avuto un colloquio con il generale Eli Shermeister, responsabile dello sviluppo dei valori morali e nazionali delle truppe, il quale ha deciso d’indagare a fondo sulla vicenda. Un portavoce militare ha dichiarato che vi sarà «una verifica della veridicità dei fatti e un’inchiesta».

Ho letto per anni i libri di testimonianze dai campi di concentramento e di sterminio nazisti e tante, tantissime volte i capi nazisti ed i loro subalterni hanno giustificato la barbarie , le violenze, gli orrori di quel periodo orribile del nostro passato e l'uccisione di milioni di vittime innocenti con la solita frase, che tanto mi inquieta, : " Ho ubbidito agli ordini "
Ora anche i soldati israeliani hanno ucciso perchè " hanno ubbidito agli ordini" e non hanno nessun rimorso, nessuna inquietudine per i loro atti
Anche loro, nipoti di quelle vittime innocenti passati a milioni nei camini dei campi nazisti, si sono macchiati del sangue di vittime innocenti e non hanno provato pietà alcuna
Come si può uccidere così, a sangue freddo, e solo perchè si sono ricevuti degli ordini ???

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Lotta alla Mafia

L'associazione di don Ciotti Libera ha organizzato per domani a Casal di Principe e per sabato a Napoli i cortei in memoria delle vittime della mafia.
Don Ciotti ha scritto una bellissima prefazione per il volume di Antonella Mascali Lotta civile, ed. Chiarelettere, 12 storie esemplari raccontate da chi le ha vissute sulla propria pelle.

La prefazione intera è molto lunga; io ho trovato uno stralcio che mi è piaciuto molto per la sua importanza e profondità in un articolo del quotidiano La Stampa :

" Il 31 marzo 1984 Viviana Matrangola aveva solo dieci anni. Sua sorella Sabrina, quindici.
Quella notte la loro madre, Renata Fonte, assessore alla cultura di Nardò, vicino a Lecce, venne trucidata davanti al portone di casa. Stava rientrando da una seduta del consiglio comunale dove si era battuta contro i progetti della speculazione edilizia.
Racconta Viviana che Renata, dotata di alte sensibilità poetiche e artistiche oltre che civili, era divenuta rappresentante di un movimento che denunciava la presenza di metodi mafiosi a Nardò e nella zona mentre tutti ancora pensavano al Salento come all’isola felice. Si era messa a capo del comitato di salvaguardia di Porto Selvaggio denunciando il progetto di speculazione edilizia non solo in consiglio comunale ma anche in radio e in televisione. È la battaglia che le costerà la vita .
Difendere i beni comuni, amare la propria terra, servire la propria città può dunque portare a sacrificare la vita quando il connubio tra affari e politica si fa troppo stretto e inconfessabile.
È la storia di tante vittime. Ma la vicenda di Renata ha forse una particolarità e drammaticità ulteriori:
«Aveva trentatré anni quando ce l’hanno portata via», ricorda Sabrina. Anche una donna giovane, competente e appassionata può allora fare paura alla criminalità e agli interessi mafiosi.
Questo, di fronte alla crisi di legalità e allo strapotere della criminalità organizzata e della corruzione politica deve farci riflettere e anche rincuorarci: quello che quotidianamente come cittadini, associazioni, parrocchie, scuole, gruppi di impegno sociale, familiari di vittime riusciamo a costruire nel territorio, in termini di testimonianze, di attività educative e culturali, di costruzione di reti solidali e di percorsi di inclusione sociale ha in sé una forza e una capacità di trasformazione che la mafia avverte e teme.
Ciò che a noi può sembrare poco e debole, in realtà è capace di incidere nel profondo, nelle coscienze individuali ma anche nelle politiche più generali. [...]
Le mafie sono composte da uomini che scelgono il male e la violenza, che si assumono la terribile responsabilità di atti infami e irrimediabili suggeriti da una sottocultura criminale che considera la vita umana una preda da ghermire o un insignificante ostacolo da travolgere per raggiungere i propri obiettivi di potere e di interesse. Come disse il giudice Rocco Chinnici – straziato davanti a casa con un’autobomba il 29 luglio 1983, assieme a due carabinieri di scorta e al portinaio dello stabile – la mafia non è solo un’organizzazione contro la legge, è un’associazione che delinque contro l’umanità. È una forma di terrorismo, priva di ogni onore o giustificazione.
Anche il poliziotto Roberto Antiochia era «nel posto sbagliato nel momento sbagliato»: poteva essere al mare con la sua fidanzata Cristina, invece aveva scelto di fare da scorta volontaria al suo capo, Ninni Cassarà, nel mirino di Cosa nostra. Era il 6 agosto 1985, Roberto aveva solo ventitré anni.
Venne ucciso a raffiche di kalashnikov assieme a Cassarà, il commissario che poco tempo prima aveva lucidamente profetizzato: «Prima o poi finiscono ammazzati tutti gli investigatori che fanno sul serio».
Così è stato per lui, per Roberto, per il commissario Beppe Montana, trucidato poco prima di loro.
Così è stato per centinaia di altri poliziotti, carabinieri, magistrati, giornalisti, semplici cittadini che si sono trovati, per propria scelta, per rigore morale e per impegno civile, «nel posto sbagliato nel momento sbagliato», all’appuntamento con la morte."
Un appuntamento talvolta facilitato da un contrasto alle mafie a corrente alternata, segnato da errori e omissioni, da superficialità e da ritardi, se non da connivenze. Come denunciò Saveria Antiochia, madre di Roberto, che ne raccolse il testimone con grande passione e determinazione: «Mio figlio è morto per la squadra mobile di Palermo, per la sua squadra mobile. È morto nel volontario, disperato tentativo di dare al suo superiore e amico Cassarà un po’ di quella protezione che altri avrebbero dovuto dargli, in ben altra proporzione, sapendo quanto fosse preziosa la sua opera e in quale tremendo pericolo fosse la sua vita».
Parole nette, che possono apparire aspre e che invece esprimono non solo uno stato d’animo ma una precisa considerazione politica. Amara, ma non infondata. Si tratta di una considerazione ricorrente in chi ha avuto i propri cari stroncati dalla mano mafiosa
. "

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domenica 15 marzo 2009

La Bandiera della Pace

Ancora troppo spesso le pagine dei quotidiani o le notizie dei Tg in Tv ci parlano di guerre e di immagini sconvolgenti di violenza e di morti innocenti tra la popolazione di paesi che non sanno cosa sia la Pace
Su uno dei balconi di casa mia sventola da anni, una bandiera di vari colori con la scritta Pace,una delle poche rimaste, ormai
La bandiera originale della Pace è quella dove al centro, al posto della attuale scritta "PACE", vi era impressa la colomba bianca, quale messaggio universale di fratellanza.
La colomba bianca è opera di Pablo Picasso.
Negli anni del dopoguerra, fino alla fine degli anni cinquanta, era un simbolo che non poteva essere issato a sventolare su un edificio e chi lo faceva era perseguibile a norma di legge.
Il drappo fece la sua comparsa in Italia nella prima marcia della Pace, il 24 settembre 1961.
Ispirato dalla bandiera dei pacifisti anglosassoni che nel 1958, guidati dal filosofo Bertrand Russel, marciarono ad Aldermaston in una protesta antinucleare, Aldo Capitini fece cucire, in tutta fretta, da alcune amiche perugine, delle strisce colorate da portare alla marcia.
La prima bandiera della Pace è attualmente conservata a Collevalenza, vicino a Todi, dal dott. Lanfranco Mencaroni, amico, compagno di carcere e collaboratore del filosofo pacifista Aldo Capitini, che ideò la Marcia per la Pace Perugia-Assisi.
Nel racconto del diluvio universale, tratto dalla Bibbia, Antico Testamento, Dio pose l'arcobaleno come sigillo della sua alleanza con gli uomini e con la natura, promettendo che non ci sarebbe mai più stato un altro diluvio universale.
L'arcobaleno è diventato così il simbolo della Pace tra terra e cielo e, per estensione, tra tutti gli uomini.
I colori dell'arcobaleno sono anche utilizzati come segno della "convivialità delle differenze" per la loro caratteristica fisica di restituire la luce bianca, se fatti roteare velocemente.
E la medesima definizione di simbolo di Pace attribuito alla bandiera può già trovare la sua spiegazione nella parola greca syn-ballo che significa "mettere insieme", proprio come fa l'arcobaleno che mette insieme tutto e tutti.
Va inoltre ricordato che questi cinque colori, appaiono anche nella " bandiera delle razze " (Flag of Race), dell'associazione per i diritti civili fondata dal leader democratico nero, reverendo Jesse Jackson.
La bandiera della Pace è stata usata diffusamente a partire dagli anni '80 nelle marce per la Pace e in tutte le manifestazioni italiane, nonché nelle iniziative di Pace di volontari italiani all'estero, a Sarajevo, in Iraq, in Kosovo, nella Repubblica Democratica del Congo.
A partire dal settembre 2002 la bandiera della Pace è stata oggetto della campagna "Pace da tutti i balconi" che ha portato centinaia di migliaia di persone in Italia ad esporre la bandiera dal davanzale o dal balcone di casa per dire "no" al concetto di guerra preventiva e d alla guerra in Iraq.

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mercoledì 28 gennaio 2009

Chi erano gli IMI.

Imi = Internati militari
Dopo l’armistizio dell’8 settembre l’esercito italiano, lasciato senza ordini, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento da tenere verso l’ex alleato tedesco, si dissolve.
Internati militari, non prigionieri di guerra
Gli 810 000 militari italiani catturati dai tedeschi sui vari fronti di guerra vengono considerati disertori oppure franchi tiratori e quindi giustiziabili se resistenti (in molti casi gli ufficiali vengono trucidati, come a Cefalonia).
Sono classificati prima come prigionieri di guerra, fino al 20 settembre 1943, poi come internati militari (Imi), con decisione unilaterale accettata passivamente dalla RSI che li considera propri militari in attesa di impiego.
Hitler non li riconosce come prigionieri di guerra (KGF) e per poterli "schiavizzare" senza controlli, li classifica "internati militari" (IMI), categoria ignorata dalla Convezione di Ginevra sui Prigionieri, del 1929.
Degli 810 mila militari italiani, 94.000 optano alla cattura per la RSI o le SS italiane, come combattenti (14.000) o ausiliari (80.000).
Dei 716.000 IMI restanti , durante l'internamento, 43.000 optano nei lager come combattenti della RSI e 60.000 come ausiliari (per un quadro più dettagliato delle cifre, vedere il saggio di Sommaruga "1943/45. Schiavi di Hitler").
Quindi, oltre 600 mila IMI, nonostante le sofferenze e il trattamento disumano subito nei lager, rimangono fedeli al giuramento alla Patria, scelgono di resistere e dicono "NO" alla RSI.
Il trattamento disumano
Gli internati – rinchiusi nei lager con scarsa assistenza e senza controlli igienici e sanitari – a differenza dei prigionieri di guerra sono privi di tutele internazionali e sono obbligati arbitrariamente e unilateralmente al lavoro forzato (servizi ai lager, manovalanza, edili, sgombero macerie, ferrovieri, genieri, o al servizio diretto della Wehrmacht e della Luftwaffe, o presso imprenditori e contadini).
I "lavoratori liberi"
Con gli accordi Hitler-Mussolini del 20 luglio 1944 gli internati vengono smilitarizzati d’autorità dalla Rsi, coattivamente dismessi dagli Stalag e gestiti come lavoratori liberi civili.
Si tratta in realtà di lavori forzati con l'etichetta ipocrita del lavoro civile volontario/obbligato (!).
A quella data i superstiti sono 495 mila, mentre in 50.000 sono morti d'inedia, tbc e violenza
Alla fine della guerra gli ex-IMI fuori dai lager come "lavoratori liberi" sono 495 mila, altri 14 mila invece sono rimasti nei lager.
da G. Oliva, "Appunti per una storia di tutti, prigionieri, internati, deportati italiani nella seconda guerra mondiale", Consiglio Regionale del Piemonte, Istituto storico della resistenza in Piemonte ed., Torino 1982, pp. 2-3 e 5-7

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La memoria di un IMI

Ieri, 27 gennaio, era il 64° anniversario della liberazione di Auschwitz. il campo di sterminio nazista. Era il Giorno della Memoria per ricordare i milioni di morti ebrei, vittime della Shoah, l'Olocausto
La pagina locale del quotidiano La Stampa - VCO - ha pubblicato un'intervista a Mario Paracchini, presidente provinciale e vicepresidente nazionale dell'Anei, Associazione nazionale ex internati
Ho conosciuto questo signore di 86 anni, che come mio papà è stato un IMI, un internato militare nei campi di concentramento nazisti, dopo l'8 settembre 43, alcuni anni fa ad un convegno qui a Omegna
Nell'intervista ha ricordato i suoi due anni passati nei campi e l'orrore della ferocia nazista
" Ancora oggi mi sveglio, di notte, e mi vedo davanti il doberman nero con cui il capobaracca ci svegliava ogni mattina alle 5. E ho di nuovo paura.
I giovani devono sapere quanto è successo per imparare ad amare davvero la pace e soprattutto ad avere rispetto per le altre persone, di qualsiasi nazionalità e religione.
Era questo che imparavi nei campi, dove eri circondato da persone diverse. Le SS cercavano di toglierci l'identità con un numero e dopo un po' cominciavi a pensare di non essere più niente. Mi ripetevo ogni giorno chi ero, ma per loro ero solo 143 903
La violenza fa parte dell'uomo soprattutto nel fanatismo
Non dimentichiamoci che le SS sul cinturone avevano scritto Dio è con noi. La nostra generazione ha pagato sulla nostra pelle per chi gridava in piazza Viva la guerra, i giovani di oggi devono gridare Viva la pace
Il pericolo purtroppo c'è ancora : ho visto i campi di concentramento di Sarajevo e non erano molto diversi dai nostri. C'è ancora tanto odio nel mondo e le uniche armi per combatterlo sono la libertà e la democrazia
Quelli che sostengono che i lager non sono mai esistiti vadano ad Auschwitz, ascoltino le migliaia di persone che sono state rinchiuse nei campi di prigionia
Poi vediamo se qualcuno ha ancora il coraggio di negare quanto è successo
Quando sono tornato a casa pesavo 36 chili, ero pieno di piaghe e volevo solo dimenticare.
E' stato così per tutti, non volevamo parlarne neanche in casa. E neanche lo Stato voleva ricordare
Poi abbiamo capito che la gente doveva sapere e abbiamo capito che la gente doveva sapere e abbiamo cominciato ad andare nelle scuole
Ora ci chiamano ovunque, ci danno le medaglie, ma siamo rimasti in pochi e c'è troppa gente che vuole ancora rivalutare il passato
Toccherà ai giovani portare avanti la memoria "
Io sono vissuta per 48 anni con un Imi sopravvissuto ai campi di concentramento tedeschi
Quando era rientrato in Italia nel settembre 45 pesava più o meno 40 chili
Aveva 21 anni e pesava più di ottanta chili quando i nazisti lo presero al confine tra l'Albania e la Yugoslavia e lo caricarono su un carro bestiame per mandarlo nelle miniere in Polonia e poi in Slesia nel settembre 43
Due lunghi anni, due anni terribili di sofferenze fame paura ed orrori
Due anni le cui cicatrici nel fisico e nella psiche sono rimaste per sempre, fino agli ultimi giorni di vita, quando, gravemente ammalato, teneva le gambe tirate su nel letto
E rispondeva che non poteva allungarle perchè " non c'era abbastanza spazio" nella baracca ...
Un ritorno a quegli anni, i migliori anni da giovane adulto, passati nei lager tedeschi in schiavitù
Tutto quello che sta succedendo in questi ultimi tempi, compreso il ritorno nella Chiesa cattolica di un prete lefevriano che ha il coraggio di dire che i lager non sono mai esistiti, mi fa star male e da' il voltastomaco...
Mio papà aveva i segni delle schegge sulle gambe, colpite durante un bombardamento alle baracche di legno dove li avevano rinchiusi, ed i segni dei morsi del cane lupo, usato dai nazisti per riprenderli, al polso sinistro
Quando ho letto le testimonianze di Auschwitz e dgli altri campi ho ritrovato quello che lui aveva detto nelle poche occasioni in cui aveva ricordato quei tempi di prigionia
Il suo commilitone che appena arrivato nel lager aveva provato ad arrampicarsi sui fili spinati per fuggire ed era stato falciato dalle mitragliatrici dei soldati tedeschi di guardia sulle torrette, lascindoli tutti attoniti per l'orrore e l'ncredulità...
Il suo polso ferito e slogato che era stato avvolto in un pezzo di carta igienica con il consiglio del medico, od infermiere italiano, di non stare lì in infermeria perchè era un luogo pericoloso, il posto dove si faceva selezione...
Gli ebrei con le loro casacche a righe che lui vedeva nel lager vicino ad uno dei tanti sottocampi dove era stato alloggiato...
Ed i repubblichini di Salò che passavano a chiedere tanto spesso di firmare per il Fascio e per tornare a casa in Italia ma lui e tanti tantissimi altri avevano sempre rifiutato e avevano subito i trattamenti brutali degli aguzzini ...
e poi il ritorno a casa e il non essere creduti, l'incapacità degli altri di immaginare e di accettare quello che loro raccontavano, l'incredibile e una verità così tremenda da essere inaccettabile
e qualcuno che li ha addirittura accusati di essere stati a lavorare in Germania di loro spontanea volontà e lì ha accusati di essere traditori e fascisti !!!...
e loro non hanno detto più niente!!!!

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martedì 20 gennaio 2009

Ma finirà mai ... ?

Oggi la Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso si è detta disposta ad accogliere Eluana Englaro in una struttura pubblica.
«A noi non è stato chiesto niente e non ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi. Se ci viene richiesto, noi siamo disposti. Ovviamente in strutture pubbliche perchè quelle private sono sotto scacco del ministro». /il ministro Sacconi, che la scorsa settimana è stato denunciato dai radicali /
«Avevo già detto che noi eravamo pronti a rispettare la legge perchè riteniamo che si debba rispettare la legge. È giusto essere preoccupati che non si arrivi ad uccidere le persone che non servono più. Ma in questo caso c’è stato un lungo iter. C’è una decisione del Tribunale che ha valutato tutte le ragioni di questa situazione».
Il papà di Eluana ha ringraziato
Ma, mi chiedo, finirà mai questa storia senza fine ? E perchè lo stato deve intervenire contro la libertà ed il diritto di una persona di scegliere come vivere ma anche come morire ?
Oggi a Mosca, Anastasia Baburova, l'erede della giornalista Politkovskaya è stata uccisa insieme al suo legale, un avvocato che difendeva una ragazza cecena, Elza Kungaieva, 18 anni,violentata e uccisa nel 2000 da un colonnello russo, Iuri Budanov.
Sono dunque caduti sotto ai colpi di un sicario l’avvocato Stanislav Markelov, legale di parte civile nel controverso processo per l’uccisione della giovane, e la giornalista Anastasia Baburova, ferita dal killer che aveva appena freddato Markelov, e poi morta dopo alcune ore di agonia.
La giornalista, collaboratrice del quotidiano "Novaia Gazeta" (la testata per la quale lavorava Anna Politkovskaia), era in compagnia dell’avvocato quando un uomo mascherato con un passamontagna si è avvicinato ed ha sparato un colpo di pistola munita di silenziatore alla nuca di Markelov.
La Baburova ha cercato di inseguirlo ed è stata colpita anch’essa alla testa.
Il "caso Kungaieva" esplose nel 2000: Iuri Budanov, un colonnello delle truppe corazzate russe, venne arrestato con l’accusa di aver stuprato e poi strangolato la ragazza. Elza era stata prelevata in casa dall’ufficiale, ubriaco, secondo diverse testimonianze, e da alcuni suoi uomini in circostanze mai chiarite completamente. Venne poi ritrovata nuda e senza vita in un vagone ferroviario nel villaggio di Tanghi, a sudest di Grozny, in Cecenia (Caucaso russo).
Il colonnello sostenne di aver voluto «interrogare» la ragazza, nel vagone ferroviario,ritenendola una cecchina, ma senza portare elementi credibili.
Nel 2003, venne condannato a 10 anni di carcere. Budanov è l’ufficiale russo di rango più alto condannato per crimini di guerra in Cecenia ed è diventato negli anni un simbolo degli abusi commessi dalle Forze armate nel corso delle due guerre combattute contro i separatisti nella repubblica caucasica.
Meno di una settimana fa l’ufficiale era stato liberato per buona condotta, dopo 8 anni e 10 mesi di carcere e dopo che le sue ripetute domande di grazia, appoggiate da alti gradi dell’esercito e dai movimenti nazionalisti russi, erano state respinte.
La sua liberazione aveva scatenato manifestazioni di protesta a Grozny e la collera dei familiari della ragazza assassinata.
Il legale della famiglia Kungaieva ucciso a Mosca, proprio oggi, aveva dichiarato di voler presentare una istanza al Tribunale internazionale di Strasburgo contro la liberazione anticipata di Budanov.
Nella tormentata storia tra la Russia e la Cecenia, ci sarà mai il raggiungimento di una pace duratura senza altri omicidi e morti di vittime innocenti ?

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