Pensieri in Libertà

giovedì 18 febbraio 2010

Nuovo attacco ai No Tav


Ieri sera in Val di Susa ci sono stati nuovi scontri tra i NoTAV e le forze delle polizie . Un pestaggio pesante con feriti, uno dei quali grave per trauma cranico.
Un presidio davanti alla sede Rai di Torino, in via Verdi, è stato indetto questa mattina alle 11 dai No Tav
Ho trovato i video qui e qui
Sono immagini sgradevoli e violente
Perchè la polizia si presta a queste aggressioni ? Che paese democratico è l' Italia, se permette simili violenze ?

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domenica 22 novembre 2009

La disoccupazione è un crimine contro l’umanitàJosé Saramago da quadernodisaramago.wordpress.com
" La gravissima crisi economica e finanziaria che sta agitanto il mondo ci porta l’angosciosa sensazione di essere arrivati alla fine di un’epoca senza che si intraveda come e cosa sarà quella che ci aspetta.
Cosa facciamo noi che assistiamo, impotenti, all’oppressivo avanzamento dei grandi potentati economici e finanziari, avidi nell’accaparrarsi più denaro possibile, più potere possibile, con tutti i mezzi legali o illegali a loro disposizione, puliti o sporchi, onesti o criminali?
Possiamo lasciare l’uscita dalla crisi nelle mani degli esperti?
Non sono precisamente loro, i banchieri, i politici di livello mondiale, i direttori delle grandi multinazionali, gli speculatori, con la complicità dei mezzi di comunicazione, quelli che, con l’arroganza di chi si considera possessore della conoscenza ultima, ci ordinavano di tacere quando, negli ultimi trent’anni, timidamente protestavamo, dicendo di essere all’oscuro di tutto, e per questo venivamo ridicolizzati?
Era il periodo dell’impero assoluto del Mercato, questa entità presuntuosamente auto-riformabile e auto-regolabile incaricata dall’immutabile destino di preparare e difendere per sempre e principalmente la nostra felicità personale e collettiva, nonostante la realtà si preoccupasse di smentirla ogni ora che passava.
E adesso, quando ogni giorno il numero di disoccupati aumenta? Finiranno finalmente i paradisi fiscali e i conti cifrati?
Si indagherà senza remore sull’origine di giganteschi depositi bancari, di ingegneria finanziaria chiaramente illecita, di trasferimenti opachi che, in molti casi, altro non sono che grandiosi riciclaggi di denaro sporco, del narcotraffico e di altre attività delinquenziali?
E le risoluzioni speciali per la crisi, abilmente preparate a beneficio dei consigli di amministazione e contro i lavoratori?
Chi risolve il problema della disoccupazione, milioni di vittime della cosiddetta crisi, che per avarizia, malvagità o stupidità dei potenti continueranno a essere disoccupati, sopravvivendo temporaneamente con i miseri sussidi dello Stato, mentre i grandi dirigenti e amministratori di imprese condotte volontariamente al fallimento godono dei milioni coperti dai loro contratti blindati?

Quello che si sta verificando è, sotto ogni aspetto, un crimine contro l’umanità e da questa prospettiva deve essere analizzato nei dibattiti pubblici e nelle coscienze.
Non è un’esagerazione.
Crimini contro l’umanità non sono soltanto i genocidi, gli etnocidi, i campi della morte, le torture, gli omicidi collettivi, le carestie indotte deliberatamente, le contaminazioni di massa, le umiliazioni come modalità repressiva dell’identità delle vittime.
Crimine contro l’umanità è anche quello che i poteri finanziari ed economici, con la complicità esplicita o tacita dei governi, freddamente perpetrano ai danni di milioni di persone in tutto il mondo, minacciate di perdere ciò che resta loro, la loro casa e i loro risparmi, dopo aver già perso l’unica e tante volte già magra fonte di reddito, il loro lavoro.
Dire “No alla Disoccupazione” è un dovere etico, un imperativo morale.
Come lo è denunciare il fatto che questa situazione non la generano i lavoratori, che non sono i dipendenti che devono pagare per la stoltezza e gli errori del sistema.
Dire “No alla Disoccupazione” è arrestare il genocidio lento ma implacabile a cui il sistema condanna milioni di persone.
Sappiamo di poter uscire da questa crisi, sappiamo di non chiedere la luna. E sappiamo di avere la voce per usarla.
Di fronte all’arroganza del sistema, invochiamo il nostro diritto alla critica e alla protesta. Loro non sanno tutto. Si sono ingannati. Si sono sbagliati. Non tolleriamo di essere le loro vittime. "
Questo è il post 555
Dovrei festeggiarlo, ma non ne ho nessuna voglia
Sono tante, troppe le persone, anche conosciute personalmente, che in questo ultimo periodo hanno perso il posto di lavoro e vivono la disperazione più nera perchè non sanno più come mantenere la famiglia, i figli ...

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mercoledì 15 luglio 2009

La pensione a 61 anni?

" Oggi il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha dichiarato che dal 2015 l’età pensionabile sarà legata all’aspettativa di vita.
Il ministro ha tenuto a precisare che si tratta di una «sorta di una piccola finestra mobile, sostanzialmente impercettibile per le persone».
La nuova norma potrebbe essere inserita nello stesso emendamento che il governo presenterà nelle prossime ore sull’aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego.
Le donne del pubblico impiego saranno equiparate agli uomini nel 2018 per quanto riguarda l’età pensionabile di vecchiaia.
E, in particolare, a partire già dal 2010, inizierà l’aumento dell’età pensionabile di vecchiaia di un anno ogni due anni.
Questo sarà il contenuto dell’emendamento che il governo presenterà «nelle prossime ore» al decreto anti-crisi.
In sostanza a partire dal 2010 le donne del pubblico impiego andranno in pensione a 61 anni e nel 2018 si raggiungerà l’equiparazione dell’età pensionabile di vecchiaia con gli uomini." da La Stampa To
Alla fine di giugno nell'ultimo collegio docenti ho salutato le colleghe giovani precarie che a settembre potrebbero non trovare più un lavoro per i tagli apportati quest'anno nella scuola
Saluti più tristi del solito che mi hanno lasciato una notevole amarezza per il loro futuro così incerto
Una di loro in particolare, la più giovane, ha detto una cosa che da tanto tempo penso anch'io: " Come faremo ad arrivare alla pensione se ci tagliano i posti di lavoro e se obbligano voi colleghe più anziane a lavorare fino a 65 anni, bloccando così il cambio generazionale nella scuola? "
Io sarò obbligata ad andare in pensione ben oltre i 60 anni se passerà questa piccola finestra mobile
Io lascerei volentieri il mio posto di lavoro ad una giovane collega anche prima dei 60 perchè avrei tante altre cose da fare nei miei anni futuri e pensionabili, ben diverse e meno stressanti di un lavoro di concetto e di rapporti obbligati con alunni preadolescenti sempre più complessi e difficili ...
Io non ho proprio nessuna voglia di essere equiparata con gli uomini !!!
Ho combattuto tutta la vita per la mia indipendenza personale ma proprio per questo vorrei continuare ad essere libera di poter arrivare alla mia agognata pensione a 60 anni !!!!!!!!

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sabato 27 giugno 2009

ddl 773 articolo 50-bis

Nel blog dell'amico Fabio ho trovato il suo ultimo post estremamente preoccupante. Sapevo che nel futuro pacchetto sicurezza il governo voleva limitare anche la libertà del Web, ma non sapevo però che “il 21 giugno il Senato ha approvato il pacchetto sicurezza (ddl. 773) con dei provvedimenti molto discutibili, tra i quali, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (Udc), l'art. 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet.”
Con questo ddl chiunque gestisce un blog o invita a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta potrebbe essere oscurato dal proprio provider anche all'estero.
Il Ministro dell'Interno, infatti, in seguito a comunicazioni dell'autorità giudiziaria, potrà disporre con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio.
La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50 000 a euro 250 000 per i provider e il carcere per i blogger da uno a cinque anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da sei mesi a cinque anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.
In questo modo si stanno mettendo sotto tutela in Italia Facebook, Youtube e tutta l'informazione libera dei bloggers che viaggia in Rete.
Come Fabio, anch'io penso che " è la libertà stessa di espressione, nel suo significato più ampio, che viene messa sotto attacco" con questo nuovo decreto e questo è un fatto che è preciso dovere di tutti denunziare.
Spero che ogni blogger passi a leggere le riflessioni personali di Fabio, molto profonde, al riguardo e che ogni blogger che ci legge diffonda questa notizia nel web
Non è importante solo conoscere l'articolo del nuovo ddl per non incappare in guai giudiziari molto seri, ma anche la salvaguardia della propria libertà di pensiero e di espressione in nome della democrazia
Costituzione Italiana Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

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martedì 2 giugno 2009

Un riconoscimento di Pertini del 1984


Alcuni giorni fa stavo cercando delle vecchie foto di mia mamma e in uno dei suoi cassetti, per caso, ho trovato un riconoscimento inviato a mio papà nel lontano 1984, firmato dall'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini e dal Ministro della Difesa, Giovanni Spadolini . Altri tempi... Mi sono commossa a vedere quelle due firme importanti ed il nome di mio papà con le parole" Internato militare non collaborazionista " Un documento a me sconosciuto ma che attesta quello che lui ha sempre detto e che io tanto spesso ho ripetuto: non ha mai voluto firmare per Salò quando era nei campi di concentramento nazisti e non ha mai collaborato !



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venerdì 29 maggio 2009

Le mie copertine per l'Abbruzzo


In queste ultime settimane ho avuto poco tempo libero perchè maggio è il mese dei prescrutini, delle prove d'esame per gli alunni delle mie terze, dei lavori più faticosi nell'orto e nel giardino, ma sono comunque riuscita a finire delle copertine in pile, di cui avevo cucito i bordi tutti a mano, e ad inviarle ad Alsiva in Abbruzzo
Grazie al terremoto del 6 aprile ho ritrovato per caso Alsiva, che in passato aveva un bellissimo sito di hobbistica come il mio, con un nuovo blog
Abbiamo comunicato via email e le ho promesso alcuni miei lavoretti, che poi avrebbe portato lei personalmente alle persone terremotate che ne avevano bisogno

Trovo giusto che chi , come me, fa uso della manualità per creare debba farlo anche quando gli altri subiscono una tragedia come il terremoto, perdendo tutto ciò che avevano, e pensi nel proprio piccolo ad inviare un piccolo contributo di solidarietà
Un grazie quindi ad Alsiva ed alla sua disponibilità a contattare i terremotati con i nostri piccoli ma sentiti doni alla gente d'Abbruzzo

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mercoledì 20 maggio 2009

Un post per una Casa Editrice !

Oggi è stata una giornata molto calda e dopo aver passato anche il pomeriggio a scuola, con i ragazzi del laboratorio di riciclaggio, sono rientrata stanca e con la voglia di riposarmi. Stasera ho deciso di leggere solo la posta e di andare a dormire presto ma...
ma ho ricevuto delle email molto interessanti e così ho fatto copia incolla e le ho messe in questi due ultimi post
Una è veramente curiosa e mi ha lasciata un bel po' sorpresa
Eccola qui sotto , con qualche omissione non fondamentale, ma riservata, per la legge della privacy !
Gentile Signora,
siamo una casa editrice tedesca che si occupa di pubblicazioni (manuali, eserciziari, letture, grammaticche ecc.) per lo studio delle lingue per stranieri.
Abbiamo trovato un testo que vorremmo publicare in un libro italiano:
http://blog.pupazzipensieri.it/2008/01/america-in-mostra-brescia.html
Ho aggiunto un documento con il testo adattato. Senza adattamento il testo sarebbe troppo difficile per i nostri lettori.Vi saremmo molto grati se ci poteste concedere la Vs. autorizzazione a pubblicare questo testo.Ovviamente citeremo la fonte secondo le Vs. indicazioni.
In attesa di una pronta risposta, ringraziamo anticipamente per la gentile collaboratione.Distinti saluti
Katharina K.
Ad una prima lettura non ho capito bene cosa volessero dal mio post dello scorso anno, poi rileggendo con calma mi sono resa conto che mi chiedevano l'autorizzazione a mettere un breve riassunto del mio post in un libro per stranieri , scritto in italiano, e pubblicato in Germania !!!
Che il mio blog fosse letto anch all'estero, lo sapevo ma che potesse interessare in una sua piccolisssima parte ad una casa editrice tedesca, addirittura, beh, questo proprio non lo avrei mai pensato...
Questo naturalmente è il bello di internet, che dà visibilità ovunque ed a chiunque e vi sono anche , talvolta, degli aspetti molto piacevoli o delle belel sorprese ancora più piacevoli !!!

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venerdì 1 maggio 2009

Telefono Arcobaleno denuncia la crescita di pedofilia in Internet

Il presidente e fondatore di Telefono Arcobaleno, Giovanni Arena, ha lanciato un allarme molto preoccupante, che raccolgo anch'io e pubblico nei miei blog, con la speranza che vengano letti e ripubblicati anche da molti altri blogger della rete online
«Il Sadism è un genere terribile, ancora poco diffuso ma in costante e preoccupante crescita. Cresce la domanda e cresce l’offerta e i bambini sono sempre più piccoli. Il mercato è in crescita ma il fenomeno non è inarrestabile».
In Italia continua ad aumentare la domanda di bambini-merce.
Secondo i dati allarmanti di Telefono Arcobaleno, l'Italia è al quinto posto nel mondo per utenza pedofila su Internet. La pedofilia online trova nuovi spazi e dal 2003 ad oggi è più che raddoppiata.
Telefono Arcobaleno chiede che alle enunciazioni dei diritti che vengono dai politici di ogni parte si accompagnino anche azioni concrete:
«Non si può parlare di speranza in un mondo che non si accorge che i suoi bambini sono usati come merce di scambio, è necessario approfondire la conoscenza di questo triste mercato di bambini, è necessario accorgersi che quel mercato dove è esposta l`infanzia come una merce non ha niente di virtuale ma che, al contrario, ha le proporzioni di un vero e proprio dramma dell'umanità».
Il rapporto presentato dall'organizzazione per la tutela dei diritti dei più piccoli è preoccupante.
Oltre 36.000 bambini sono stati scambiati in Internet 20 miliardi di volte per alimentare il turpe mercato della pedofilia on line.
Il 42% ha meno di 7 anni e il 77% meno di 9 anni.
«La pedofilia on line è un mercato che non conosce crisi e formalmente illegale ma di fatto libera, i clienti restano pressochi impuniti per la lentezza dei processi e le giovani vittime rimangono stritolate tra i meccanismi farraginosi di una giustizia che fatica a dare risposte», ha dichiarato Giovanni Arena.
Sul web i video con abusi sadici su minori si moltiplicano. Le vittime sono soprattutto bimbi di 4-5 anni. Vengono imbavagliati, legati e sottoposti a terribili torture.
«Da 13 anni ogni giorno l'attività di Telefono Arcobaleno è quella di aggiornare la mappatura della pedofilia sul web a beneficio delle forze di polizia dei cinque continenti», «da 13 anni segnaliamo situazioni drammatiche che coinvolgono bambini e che, sul web, viviamo spesso per primi» ha ricorda anche Giovanni Arena

Essere giovani significa per natura essere trasgressivi e ribelli ed essere attirati da tutto ciò che è proibito. Ma a volte la curiosità e il desiderio del vietato possono causare anche danni enormi, di tipo psicologico e comportamentale, in particolare, ai minori più deboli e fragili. Io personalmente ritengo che non solo la pedofilia sia un serio problema in Internet attualmente, ma anche la pubblicazione di immagini e di video nei blog o in You Tube e simili
Per scelta personale, nei miei blog, evito di usare linguaggi volgari, o eccessivamente polemici e violenti, ed argomenti solo per adulti e non inserisco immagini di nudi o video che possono provocare choc ai minori, che possono leggermi, perchè ritengo che hanno già un surplus quotidiano di volgarità e di violenza nel loro quotidiano, senza bisogno di trovarne altro anche nelle mie pagine on line!
e proprio per questo motivo e per questa mia scelta, evito sempre più di linkarmi con blog che abitualmente mettono immagini di nudi, femminili di solito, nei loro post o farciscono i loro post di parolacce ecc
Alla quantità di visite o di commenti, preferisco la qualità e la salvaguardia di una " innocenza" minorile, di cui nessuno si preoccupa più, ma di cui vedo troppo spesso i danni provocati a quei giovanissimi con cui passo tanto tempo a scuola, troppo liberi ed incontrollati quando entrano in Internet e navigano da soli nel vastissimo mondo del web, certamente tanto utile, ma anche tanto pericoloso per certe tentazioni proibite e devastanti sulle menti fragili ed impreparate di questi ragazzini, spesso molto ingenui e per nulla smaliziati sotto la loro scorza di finti bulli di periferia ...

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domenica 29 marzo 2009

Le Ardeatine - x non dimenticare

Alla cerimonia alle Fosse Ardeatine, per ricordare i Martiri Ardeatini, le 335 vittime, di cui 12 rimaste ignote, uccise dai nazisti, il presidente della Repubblica Napolitano ha detto :
«Bisogna riflettere sulla Storia e sulle sue lezioni, che sono sempre attuali e non possono dimenticarsi Il valore della memoria consiste nell’imparare quello che dicono le generazioni che ci hanno preceduto, nell’imparare ciò che ha insegnato la Storia. È stare attenti a non ripetere gli errori del passato».
Napolitano esorta anche a «ricordare quello che è stato uno dei capitoli più spietati della persecuzione antiebraica e, allo stesso tempo, quello che rimane un capitolo significativo della dura Resistenza contro l’occupazione nazista, a Roma e in Italia».
Il presidente ricorda che «si seppe molto tempo dopo dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, quando Roma venne liberata. Io, in quei giorni, ero a Napoli e ricordo bene i cento bombardamenti sulla mia città».
Parole importanti, le parole del Presidente della repubblica, piene di saggezza, per non dimenticare!
Ma vi sono ancora parti di quel passato che non sono state risolte e che si cerca di far passare nel dimenticatoio, soprattutto il riconoscimento degli Imi
In un articolo molto interessante ed importante del sito dell' A.N.R.P. si affronta il problema della commissione di consolazione per gli Schiavi di Hitler.
Sotto gli auspici dei Ministeri degli Affari esteri di Germania e Italia, sabato 28 marzo 2009, presso la Villa Vigoni a Loveno di Menaggio, si è tenuta la conferenza di presentazione della Commissione mista di storici italo-tedesca che i due governi hanno istituito in occasione del Vertice bilaterale tenutosi a Trieste nel novembre 2008, per approfondire sul passato di guerra italo-tedesco e in particolare sugli Internati Militari Italiani, come contributo alla costruzione di una comune cultura della memoria..
"Il principio della “immunità degli stati” viene messo in discussione dalla Cassazione, almeno in presenza di crimini contro l'umanità, che per la nostra massima Corte “segnano il punto di rottura dell'esercizio tollerabile della sovranità”.
Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, la sentenza della Cassazione mette a rischio “la sicurezza del diritto”, ma non il diritto delle vittime, bensì quello degli stati a non essere molestati a proposito dei loro crimini di guerra.
Il pensiero dominante è per i governanti “tanto prima o poi muoiono tutti” e i contenziosi… saranno risolti brillantemente.
La Germania
, nel ricorrere alla Corte di Giustizia dell'Aia, avverso la sentenza della nostra Cassazione, conta sulla disponibilità dell’Italia. Al ministero degli esteri tedesco sono convinti che, “in linea di principio, il governo italiano la pensa come noi”. I portavoce tedeschi ripetono che i risarcimenti violerebbero ben tre trattati internazionali, con cui l'Italia avrebbe già rinunciato a ulteriori pretese. Questa tesi, che di rimbalzo circola in Italia, è falsa. I trattati si possono ben interpretare in senso opposto.
Se il governo tedesco nega i risarcimenti, è però generosissimo con espressioni di rincrescimento che nulla costano. E siccome il capitolo più vistoso e scandaloso del contendere riguarda l'indennizzo negato pretestuosamente dalla Germania agli internati militari italiani, Steinmeier ha "speso" molte parole contrite sulle loro sofferenze... "
Un passato vergognoso e crudele che gli Imi non hanno mai potuto dimenticare
Loro non ci sono più ormai ma chi per tanti anni è vissuto con loro, con i loro incubi, con le loro sofferenze e con le loro cicatrici, testimonianze di quegli anni di barbarie, non può dimenticare e vedere il passato cancellato così, con così tanta facilità
Le parole non bastano. Ci vuole ben altro per cancellare i campi di concentramento e gli orrori del nazismo ...

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domenica 1 marzo 2009

Privacy ed Internet

Alcuni giorni fa sono passata a visitare un blog molto interessante, Vita di un Io, ed ho trovato un bellissimo post che affrontava un problema molto attuale, il successo di Facebook e simili e la morte lenta dei blog : I social network stanno ammazzando i Blog?
Ciò che mi ha maggiormente colpita era il paragone tra Facebook ed un blog, il primo inteso come una piazza publica ed il secondo come un luogo privato ed intimo, la propria casa personale
Io non ho accettato gli inviti ricevuti in questi ultimi mesi da altri blogger e conoscenti che hanno aperto pagine in Facebook perchè preferisco scrivere un blog e mantenere la mia privacy personale
Ecco quindi il mio commento personale al blogger di Vita di un Io : " ericablogger- post molto interressante, in Italia le mode cambiano sempre molto velocemente e l’ultima moda è naturalmente facebook; trovo facebook e simili molto supeficiali, o come tu dici trovarsi in piazza, mentre per me un blog è casa propria, e culturalmente molto più valido; a casa tua puoi scegliere e rendere l’ambiente migliore; io amo l’intimità di casa, ricevere gli ospiti, senza gossip o superficialità, meglio pochi commenti ma un bel blog di qualità con un po’ di privacy; tra l’altro non metterei mai le mie foto o il mio cognome in pubblico e in facebook tutto ciò che si inserisce è di proprietà di facebook:poco libero ed antidemocratico, direi "
Oggi un lungo ed interessantissimo editoriale di un giornalista de La Stampa, Luca Ricolfi, se ben ricordo, affronta proprio il tema della privacy personale e di Internet, spesso antitesi negativa del nostro vivere quotidiano
Ecco alcuni punti che mi hanno maggiormente interessata :
" Ragazza inglese, assunta da pochi mesi come impiegata presso una ditta privata che si occupa di rapporti con l’Asia, ha ricevuto una lettera di licenziamento con una motivazione inconsueta: aver screditato l’azienda parlandone male su Facebook, il sito Internet di «socializzazione» più di moda del momento
Chi incappa in un incidente del genere sembra non rendersi conto del lato oscuro della società della comunicazione.
Siamo abituati a pensare che l’interconnessione universale sia un pasto gratis, una meravigliosa possibilità regalata a tutti di poter trasmettere e ricevere informazioni, conoscere persone, operare a distanza.
E invece essa è anche una cosa diversa, che richiederà molto tempo ancora per essere pienamente compresa nei suoi effetti.
Oggi, con il trionfo di Internet e delle telecomunicazioni, siamo ancora meno preparati a capire tutti gli effetti della rivoluzione tecnologica in atto, specialmente quelli inquietanti.
L’altra faccia dell’interconnessione globale, quella che i cantori delle virtù della rete non vedono, è la distruzione della privacy.
Perché la società della comunicazione distrugge la privacy?
Una ragione ovvia, visibile a occhio nudo, è che tutti i nostri comportamenti sono diventati «tracciabili».
Qualsiasi cosa facciamo - telefonare, usare una carta di credito, entrare in un negozio video-sorvegliato, compilare un modulo di acquisto, collegarsi a Internet, usare un personal computer - depositiamo tracce informatiche indelebili del nostro passaggio, per non parlare delle tracce biologiche che continuamente lasciamo sugli oggetti, le persone, gli ambienti, e che l’analisi del Dna rende utilizzabili a fini di identificazione.
Qualsiasi cosa facciamo può essere ripresa da un telefonino, di cui manco ci accorgiamo.
Qualsiasi cosa diciamo può essere catturata da un registratore, a nostra insaputa.
Qualsiasi immagine o voce ci abbiano carpito, può tranquillamente finire su YouTube, o essere riprodotta, diffusa, venduta nei circuiti più impensabili.

Ma c’è una ragione più profonda che mina la privacy, e quella ragione siamo noi stessi, o meglio i nostri comportamenti quotidiani.
Nel giro di pochissimi decenni la nostra privacy ha subito l’onda d’urto del nostro esibizionismo. Proprio mentre da ogni parte veniva proclamato il diritto alla riservatezza, fino al punto da considerare invasiva la pubblicazione dei voti finali sui tabelloni scolastici, l’evoluzione del costume procedeva in direzione diametralmente opposta.
Il proprio privato, per quanto insignificante o addirittura riprovevole, viene continuamente e rumorosamente spiattellato all’attenzione di tutti, in treno come in aereo, al bar come al ristorante, in televisione come su Internet.
Il sentimento del pudore si è ritirato come un ghiacciaio attaccato dal riscaldamento globale.
Il «lei» sta soccombendo al «tu», nonostante le resistenze di alcuni...
Lo spazio della nostra privacy si sta consumando, ma noi non siamo nella condizione di accorgercene. Non solo perché siamo inebriati dalla libertà che la rete ci promette.
Ma perché confessarci, esporci, mostrarci ci piace.
E quindi confondiamo spazio privato e spazio pubblico.
Non ci rendiamo conto che la privacy, il diritto alla privacy, è tante cose insieme.
Diritto a non rivelare tutto di noi. Diritto a non far sapere a tutti quel che facciamo sapere a pochi. Ma anche diritto a non sapere i fatti altrui.
A non interagire con tutti.
A non essere invasi.
Insomma, diritto a una distanza che, con il passare del tempo, sta diventando il bene più raro. "
Io amo comunicare. Ma amo scegliere con chi comunicare. E amo anche la privacy
Per cui non posso che essere pienamente d'accordo con il giornalista e la sua analisi accurata sui pericoli di Internet
E quindi continuerò a scrivere un blog, come ho sempre fatto in questi ultimi 6 o 7 anni ( ho iniziato quando i blog in Italia non erano ancora di moda ), anche se rimarrò una dei pochi "dinosauri" fuori moda, leggendo altri blogger che mi piacciono tanto, e comunicherò con amici e conoscenti in privato, via email o sms o telefono, ma soprattutto dal vivo, perchè preferisco parlare con gli altri guardandoli negli occhi...
Non c'è nulla di meglio di una bella chiacchierata non virtuale che ti aiuta a capire gli altri da vicino e a stabilire con loro un solido rapporto di amicizia !!!

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domenica 8 febbraio 2009

Il potere della Chiesa

Tra le mie riflessioni personali di questi ultimi giorni su tutti quegli avvenimenti pubblici, politici e sociali, che sono e stanno accadendo nel nostro paese, c'è stata anche quella sulla chiesa cattolica e sul Vaticano, con le sue ingerenze e le sue imposizioni nella nostra vita laica e democratica
Non sono stati pensieri sereni perchè le scelte fatte dalla chiesa di Roma, in particolare la decisione di riprendere i preti negazionisti, riportano indietro nel tempo, a prima di Papa Giovanni XXIII e ad un oscurantismo che non mi piace per nulla
Non sono stata comunque la sola ad preoccuparmi per tutto quello che sta succedendo, compreso l'attacco al Presidente della Repubblica
Stamattina ho letto come sempre gli articoli di fondo del quotidiano La Stampa e non ho potuto non apprezzare ciò che ha scritto Barbara Spinelli in un lungo ma molto interessante articolo dedicato all'apparente potere delle Chiesa
Riporto qui sotto alcuni passi tra i piùsignificativi, che mi hanno fatto riflettere ancora di più :
" Solo in apparenza c’è contraddizione fra l’enorme caduta di autorità manifestatasi ai vertici della Chiesa in occasione della riabilitazione dei vescovi lefebvriani e il potere non meno grande che il Vaticano ha esercitato, e sta esercitando, sul caso Englaro e sullo scontro tra istituzioni in Italia.
Nel lungo periodo il primo caso finirà forse col pesare di più: i libri di storia racconteranno nei prossimi secoli quel che è accaduto nella Santa Sede, quando un Pontefice volle metter fine a uno scisma, tolse la scomunica ai vescovi di Lefebvre, e mostrò di non sapere bene quello che faceva.
Mostrò di ignorare quel che la setta sostiene, e quel che un suo rappresentante, il vescovo Williamson, afferma sul genocidio nazista degli ebrei: genocidio che il vescovo nega («gli uccisi non furono 6 milioni e non morirono in camere a gas») e che non giustificherebbe il senso di colpa della Germania.
Un papa tedesco inconsapevole di quel che Williamson divulga da anni fa specialmente impressione.
I libri di storia racconteranno com’è avvenuto il ravvedimento, non appena il cancelliere Angela Merkel gli ha chiesto d’esser «più chiaro»: i giornali tedeschi, impietosi, descrivono il suo cedimento alla politica, la sua caduta nel peccato (è un titolo della Süddeutsche Zeitung), la fine di un’infallibilità che è dogma della Chiesa dal 1870, per volontà di Pio IX.
Il rapporto con il caso Eluana c’è perché anche quando esercita poteri d’influenza sproporzionati, nei rapporti con lo Stato italiano, la Chiesa pare agire come per istinto, senza calcolare a fondo le conseguenze: interferisce nelle leggi del potere civile, sorvola su sentenze passate in giudicato, disturba gravemente lo scabro equilibrio fra Stato italiano e Vaticano.
Difende l’idea che lo Stato debba essere etico, e che solo il Vaticano possa dire l’etica.
Dopo essersi rivelato impotente di fronte al mondo - impotente al punto di «piegarsi» sulla questione lefebvriana - è come se il Vaticano si prendesse una rivincita locale in Italia, esibendo una forza che tuttavia è più apparente che reale.
È apparente perché le questioni morali poste dalla Chiesa sono usate dai politici per scopi a essa estranei.
Nell’interferire, la Chiesa non mostra autorità né autentica forza di persuasione. Mostra di possedere quel che viene prima del potere di governo ...: esibisce pre-potenza.
Proprio questo accadde nel 1870: il Papa stava perdendo il potere temporale, e per questo accampò l’infallibilità spirituale.
La prepotenza ecclesiastica verso Eluana e verso chi dissente dalla riabilitazione dei vescovi sembra avere tratti comuni.
Ambedue i gesti hanno radici nella superficialità, e in una sorta di volontaria, diffusa incoscienza.
Aspettare l’intervento della Merkel è stato distruttivo di un’autorità.
Nei libri di storia alcuni parleranno di clamoroso fallimento di leadership.
Una leadership così scossa, è cosa triste recuperarla su Eluana.
La Chiesa ha solo aiutato un capo politico (Berlusconi) a disfarsi con fastidio di leggi e vincoli. Non si capisce come questo aiuti la Chiesa.
Condannando Napolitano, la Chiesa non sceglie la maestà della legge e la vera sovranità: dice solo che le leggi di uno Stato pesano poco, e invece di usare la politica ne è usata in maniera indecente. La questione Englaro non divide religiosi e non religiosi, fautori della vita e della morte.
Divide chi rispetta la legge e chi no; chi auspica rapporti di rispetto fra due Stati e chi ritiene che lo Stato vaticano possa legiferare al posto dell’italiano. Sono ministri del Vaticano che hanno attaccato Napolitano: dal cardinale Martino presidente del consiglio Pontificio Giustizia e Pace al cardinale Barragan, responsabile per la Sanità nello Stato della Chiesa.
Il loro dovere istituzionale sarebbe stato quello di tacere, come laicamente ha deciso di fare, unico e solitario nella maggioranza, Gianfranco Fini Presidente della Camera
Prima d’annunciare e sparlare occorre informarsi, studiare, capire. È il dono di governo e contemplazione che manca tragicamente sia in chi conduce la Chiesa, sia in chi governa la Repubblica. "
Non mi è mai piaciuto questo papa tedesco e mi sono sempre chiesta perchè e in base a quali giochi di potere interni alle gerarchie vaticane sia stato messo sul trono pontificio, così diverso da Papa Giovanni Paolo, così lontano dal suo carisma e dalla sua simpatia immediata, dal suo percorso di vita e di fede, ma anche di uomo
Continuo a restare perplessa e a non capire
Non mi piace neppure Fini, ma trovo che, a differenza di altri politici, stia svolgendo al meglio il suo difficile incarico e che si stia dimostrando consapevole della sua carica istituzionale e del suo ruolo, con una maturità che gli fa onore
E spero che continui così, come spero che il Presidente della Repubblica intervenga se e quando necessario e non si lasci mai coinvolgere o fuorviare o soppraffare da chi non rispetta le leggi e la Costituzione del nostro paese e svilisce il Parlamento e le istituzioni

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venerdì 30 gennaio 2009

Una settimana di riflessione

Questa settimana non ho scritto nulla qui nel blog: è stata una settimana di riflessioni, di letture serali e di riposo
Ho preferito spegnere la tele e non aprire quasi mai il PC ma perdermi nel piacere di un buon libro e di una buona storia inventata, che per un paio d'ore mi ha portata lontano, in altri mondi, in altri luoghi
Sono successe tante cose nella vita politica italiana, troppe, in questi ultimi giorni.
Ho provato e sto provando sempre più angoscia ed un senso di malessere profondo per quello che sta succedendo in Parlamento e fuori dal parlamento
A partire dallo scontro istituzionale, preoccupante per la sua durezza ed inusuale per la sfida aperta tra il capo del governo ed il Presidente della Repubblica.
Mai era successo prima uno scontro simile, senza esclusione di colpi e, apparentemente, per la vita di una giovane donna in stato vegetativo permanente da 17 anni.
Sono sempre stata convinta, e lo sono ancora, che il bene più prezioso sia la vita umana e che ognuno di noi dovrebbe vivere al meglio per salvaguardarla il più a lungo possibile.
Ma sono anche profondamente convinta che quando il nostro corpo e soprattutto il nostro cervello subiscono traumi irreversebili, si debba poter morire senza accanimento terapeutico, senza cure che impediscano il corso naturale voluto dal destino, senza sofferenze inutili, anche per chi ci ama e assiste impotente ad una tragedia simile, senza poter far nulla, se non pregare che tutto finisca il più in fretta possibile
17 anni sono lunghissimi e la bella ragazza sorridente delle foto pubblicate su tutti i giornali come sarà diventata ?
Come sarà la sua vita vegetativa? Sarà ancora vita o solo un corpo emaciato tenuto in vita dalle macchine, dai medici e dalle medicine ?
Sono profondamente convinta che quella vita umana, la vita di Eluana, che è diventata il centro di una disputa costituzionale così eccessiva, avrebbe dovuto, almeno per una volta, essere rispettata dai politici
E dai preti. Che hanno imposto ad uno stato laico il loro credo religioso e stanno dettando legge su tutti i fronti, in nome di Dio e del diritto alla vita, dimenticandosi che esiste anche il diritto alla morte, una morte senza schiamazzi e senza imposizioni da chi in nome del Signore sta facendo una campagna da inquisizione talebana
Inconcepibile perchè stiamo ritornando indietro, molto indietro, ad anni bui e clericali in una società che è sempre più lacerata e divisa, sempre meno legata a valori e ad etiche democratiche e liberali
Al di là della gravità del conflitto istituzionale in atto, è questo che mi indigna e mi lascia senza parole.

Come mi ha lasciato veramente sconcertata il nuovo decreto legge che obbliga i medici a denunciare i clandestini che si rivolgeranno loro per essere curati

Un decreto barbaro che ha già provocato un polverone nell'ordine dei medici di tutto il paese, per fortuna, che sono intervenuti in modo critico, opponendo fermamente la loro deontologia medica che è quella di curare tutti indistintamente, al fine di evitare anche epidemie e malattie gravi, ma non solo

Non mi piace questa escalation di scelte politiche imposte a tutto un paese, di questi sconvolgimenti che provocano sconcerto, preoccupazione, disagio e non risolvono i problemi seri che stanno colpendo sempre più la nostra società, a partire dalla grave crisi economica...

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Riflessioni sulla Libertà

In questi ultimi due giorni ho passato tante ore a scuola, perchè ho avuto un collegio docenti e gli scrutini di tre classi, e sono rientrata tardi in serata. Non ho avuto il solito tempo per leggere il quotidiano e per riflettere con calma sulle notizie più importanti
Questa sera però ho trovato on line un articolo molto interessante di Fabrizio Rondolino che si pone dei perchè sulla libertà in Italia partendo dall'episodio ormai eclatante di Di Pietro che ha avuto il coraggio di esprimere un'opinione personale ed è stato sommerso dalle critiche perchè si trattava del Presidente della Repubblica
"L’uragano che si è scatenato su Di Pietro induce ad una riflessione sullo stato della libertà nel nostro Paese.
Non c’è giornale, gruppo politico, sito Internet o commentatore che non si sia scagliato con furia contro l’ex Pm più famoso d’Italia: e non per controbattere l’opinione sul presunto «silenzio» del Quirinale, ma per negarne la legittimità, la possibilità stessa di esistere.
Mezzo Pd ha chiesto di rompere ogni rapporto con l’Italia dei Valori, tutti i senatori della Repubblica sono scattati in piedi per applaudire la loro «convinta solidarietà» a Napolitano, il presidente emerito Scalfaro ha segnalato l’esistenza di un reato.
E lo stesso Quirinale, con un comunicato che ha pochi precedenti, ha giudicato «pretestuose» e «offensive» le parole di Di Pietro.
Quelle parole sono probabilmente sbagliate, ma non sono né arbitrarie né insultanti: appartengono al dibattito politico.
Ci sono molto buoni argomenti e una notevole documentazione per sostenere che il presidente Napolitano sulle questioni della giustizia non è venuto meno al suo ruolo costituzionale di arbitro, e che il suo presunto «silenzio» non è affatto assimilabile a un comportamento mafioso.
Le opinioni sollecitano controargomentazioni: non comunicati di solidarietà, ritorsioni politiche o denunce alla magistratura.
Il caso Di Pietro è tanto più allarmante, in quanto non è isolato.
Il capitano della Nazionale, Fabio Cannavaro, per aver detto che Gomorra (il film) «non gioverà all’immagine dell’Italia nel mondo, abbiamo già tante etichette negative», è stato accusato di colludere con la camorra, e più d’uno ha chiesto che gli sia tolta la fascia di capitano.
Su Facebook, il network sociale più popolare di Internet, è in corso una campagna per cancellare quei gruppi di discussione che si proclamano fan dei mafiosi e, più recentemente, quelli che inneggiano allo stupro di gruppo.
Sono opinioni abominevoli, ma sono opinioni.
Questo confine non va mai cancellato.
Un conto è sostenere cha la Shoah non è mai esistita, e un conto è bruciare una sinagoga.
Un conto è chiedere che i rom siano cacciati, e un conto è assaltare i loro campi.
È evidente che c’è un nesso fra le parole e le azioni: altrimenti, perché mai dovremmo parlare o scrivere?
Il concetto stesso di educazione si basa sulla convinzione che le parole producano risultati.
Ma spetta singolarmente a ciascuno di noi compiere o meno un’azione, e assumersene la responsabilità.
Alle parole si può rispondere soltanto con altre parole.
Se ci pensiamo, l’unica vera libertà che ci appartiene come diritto naturale, e che definisce il nostro orizzonte nel mondo, è la libertà di esprimerci: è cioè la libertà di pensiero, di stampa, di coscienza, di religione, di ricerca scientifica...
Tutte le nostre attività, che sia scrivere una canzone o andare in chiesa, votare alle elezioni o comprare un giornale, trovare un rimedio all’Alzheimer o scegliere una compagnia telefonica, hanno a che fare in un modo o nell’altro con la libertà di espressione.
Poter dire la nostra, senza costrizioni né vincoli, è dunque il bene più prezioso.
Se introduciamo un qualsiasi criterio per giudicare quali opinioni si possono esprimere e quali no, in quello stesso momento deleghiamo ad altri, fosse pure una maggioranza democraticamente eletta, la nostra personale libertà di espressione, che è invece inalienabile perché è soltanto nostra, come la vita.
Chi può decidere che cosa è lecito dire e che cosa non lo è?
Mentre è evidente che ammazzare un uomo per strada è un reato, è molto meno evidente la linea che separa un fan club dei Soprano da un fan club di Riina: in realtà, se ci pensiamo bene, questa differenza non c’è.
Sta alla responsabilità di ciascuno capire che una cosa è un telefilm, una cosa è scrivere corbellerie su un capomafia pluriomicida, e un’altra cosa ancora è sparare.

La libertà di espressione è indivisibile.
Tutti dovrebbero poter esprimere liberamente le loro opinioni.
Soprattutto le più ributtanti.
Mentre infatti la censura nasconde il problema e in questo modo sceglie di non risolverlo, un dibattito libero e aperto non esclude la possibilità di convincere chi non la pensa come noi. "
Credo che a parole tutti siamo capaci di criticare di giudicare di puntare il dito contro chi non la pensa come noi
Ma il difficile è accettare il pensiero altrui, quello difforme dal nostro, e soprattutto è veramente difficile riflettere su ciò che gli altri dicono e confutare le idee altrui che non ci piacciono facendo sì che l'altrui si trasformi in nostro, senza imporre senza impedire senza costringere con la forza le minacce e le proibizioni
bellissimi i pensieri di Rondolino, anche se penso che sarà molto molto difficile che il suo desiderio di libertà si avveri ...
la bagarre è talmente di moda come il gossip la truffa l'urlare più forte degli altri che la libertà è diventata un optional per poche ridottissime eccezioni del genere umanò!!!

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domenica 25 gennaio 2009

Un mio post pubblicato in Patria Indipendente

Alcuni giorni fa ho ricevuto dall'amico Michele questa mail :

" Cara Erica,ho trovato sull'ultimo numero di Patria Indipendente (la rivista dell'ANPI nazionale) un redazionale sulla giornata del 30 Novembre. C'è qualche errore, compreso il tuo nome, ma mi fa piacere che venga ampiamente ripreso quanto apparso sul tuo blog. "

Sono andata a controllare nel sito online dell'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani d'Italia e in questa pagina ho cliccato in Inserto cronache III/IV
Lì è stato pubblicato il mio post dei primi di dicembre dove ho raccontato la cerimonia in ricordo del centenario di 5 partigiani del Vco, tra cui il Capitano Beltrami, di cui il 13 febbraio verrà ricordata la morte nella battaglia di Megolo del 1944
Non posso che ringraziare Michele che mi ha dato questa bella notizia e naturalmente l'Anpi e la rivista nazionale

In un periodo in cui si deve fare così tanta fatica per salvaguardare quei valori di giustizia e di libertà, che furono la forza ed il coraggio dei nostri genitori in quei bui e terribili anni di guerra e di dittatura, non posso che essere felice ed orgoglioso di essere stata letta e ripubblicata da Patria Indipendente
erica

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mercoledì 21 gennaio 2009

Il discorso di Obama

Ho cercato sulle pagine online del quotidiano il discorso di ieri di Obama. E' piuttosto lungo ma lo posto tutto intero perchè penso sia importante per la storia e per il futuro, per ricordarlo e per tornare a rileggerlo quando il tempo sarà passato e potremo giudicare queste parole in un altro contesto, in un altro momento, in cui saremo, o potremo dire di essere, ancora affascinati da lui e soddisfatti o invece completamente delusi e disillusi per ciò che avrà fatto o non fatto, per il postivo di un grande uomo o per il negativo di un altro piccolo uomo imperfetto, come i suoi predecessori un po' pasticcioni, un po' presuntuosi, deboli e inconcludenti con le loro guerre, i loro amori scandalistici, le crisi coniugali, economiche, i brogli e tanto altro ancora
Spero solo di non dover mai ritornare a rileggere queste parole per un avvenimento funesto, la morte per assassinio, come devo ricordare il dottor King ed i Kennedy, ogni volta che in classe spiego la civiltà del 20° secolo,perchè a volte la follia degli uomini è tragica ed imprevedibile ed il male vince sul bene...
"Miei concittadini! Sono qui oggi, umilmente, a guardare la missione che ci aspetta, grato per la fiducia che avete dato e consapevole dei sacrifici fatti dai nostri antenati.
Ringrazio il presidente Bush per il servizio che ha reso alla nazione, come per la generosità e la collaborazione che ha mostrato nel corso della transizione. Sono stati ormai 44 gli americani che hanno fatto il giuramento presidenziale. Queste parole sono state pronunciate durante le alte maree della prosperità e nelle acque calme della pace. Ma di tanto in tanto, il giuramento viene pronunciato sotto nubi che si addensano e con la tempesta che infuria. In quei momenti l’America è andata avanti non solo grazie alle capacità o alla visione di quelli che ricoprivano incarichi supremi, ma perché Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri predecessori e ai nostri documenti fondatori. Così è stato. Così dovrà essere per questa generazione di americani.
Ormai tutti comprendiamo di essere nel mezzo di una crisi.
La nostra nazione è in guerra contro un’estesa rete di violenza e odio. La nostra economia è gravemente indebolita, conseguenza dell’avidità e dell’irresponsabilità di alcuni, ma anche un nostro fallimento collettivo di compiere scelte difficili e preparare la nazione a una nuova era. a causa della nostra incapacità collettiva
Case sono state perdute, lavori svaniti, imprese crollate. La nostra sanità costa troppo, le nostre scuole sbagliano troppo, e ogni giorno porta nuove prove che il nostro modo di usare l’energia rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta. Questi sono i segnali della crisi, esprimibili in numeri e statistiche. Meno misurabile ma altrettanto profondo è l’indebolimento della fiducia che pervade il nostro Paese, la paura persistente che il declino dell’America sia inevitabile, e che la prossima generazione dovrà ridurre le sue prospettive.
Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie e sono numerose. Non si potranno superare facilmente o in poco tempo.
Ma, sappilo America, verranno superate.
Oggi siamo qui insieme perché abbiamo preferito la speranza alla paura, e unità di propositi al conflitto e alla discordia.
Oggi proclamiamo la fine delle lagne insignificanti e di false promesse, delle recriminazioni e di dogmi obsoleti, che per troppo tempo hanno imbrigliato la nostra politica.
Restiamo una nazione giovane, ma per dirla con le parole delle Scritture, è arrivato il momento di mettere da parte le faccende dell’infanzia. E’ arrivato il momento di riaffermare il nostro spirito; di scegliere il meglio della nostra storia; di portare avanti questo dono prezioso, questa nobile idea, passata da generazione a generazione, della promessa fatta da Dio: che tutti sono uguali, tutti sono liberi e tutti hanno l’opportunità di perseguire la piena felicità.
Riaffermando la grandezza della nostra nazione comprendiamo che la grandezza non è mai regalata. Bisogna meritarsela. Nel nostro cammino non abbiamo mai fatto uso di scorciatoie, né ci siamo accontentati. Non è stata la strada dei deboli di cuore, che preferiscono l’ozio al lavoro, o cercano solo i piaceri della ricchezza e della fama.
Sono stati quelli che hanno corso rischi, quelli che preferiscono l’azione, quelli che creano le cose - alcuni famosi, ma più spesso uomini e donne sconosciuti - che con la loro fatica ci hanno portato attraverso il lungo e tortuoso cammino verso la prosperità e la libertà. Hanno impacchettato i loro pochi beni terreni e attraversato l’oceano in cerca di una nuova vita, per noi. Hanno faticato in fabbriche spremisudore e colonizzato il West, sopportato le corde della frusta e zappato la dura terra, per noi. Hanno combattuto e sono morti, a Concord e Gettysburg, in Normandia e a Khe Sahn, per noi. Questi uomini e donne hanno lottato, si sono sacrificati e hanno lavorato fino a consumarsi le mani perché noi potessimo vivere una vita migliore.
Hanno visto l’America come qualcosa di più grande di una semplice somma delle nostre ambizioni personali, e di tutte le differenze di nascita, ricchezza o appartenenza.
E’ il viaggio che oggi continuiamo. Rimaniamo la più ricca e potente nazione sulla Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi dell’inizio della crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri prodotti e servizi non meno richiesti di una settimana fa, un mese fa o un anno fa. Le nostra capacità restano intatte.
Ma il tempo di resistere ai cambiamenti, di difendere interessi ristretti e di rinviare decisioni spiacevoli è certamente passato. Da oggi dobbiamo darci una mossa, darci una spolverata, e ricominciare il lavoro di rifacimento dell’America. Dovunque guardiamo, c’è del lavoro da fare. Lo stato dell’economia esige un’azione ferma e rapida, e noi agiremo, non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per porre nuovi basi per la crescita.
Costruiremo strade e ponti, reti elettriche e linee digitali che alimenteranno il nostro commercio e ci legheranno ancora di più. Restituiremo alla scienza il posto che si merita, e useremo le meraviglie della tecnologia per aumentare la qualità della sanità e abbassarne i costi. Imbriglieremo il sole, i venti e la terra per alimentare le nostre automobili e le nostre fabbriche.
Trasformeremo le nostre scuole e università per renderle all’altezza delle necessità di una nuova epoca. Tutto questo è possibile. Tutto questo lo faremo.
Qualcuno si chiede se sia il caso di ridimensionare le nostre ambizioni, sostenendo che il nostro sistema non potrà reggere troppi grandi progetti. Ma chi lo dice ha la memoria corta. Si dimentica quello che questo Paese ha già fatto; quello che possono ottenere uomini e donne liberi quando l’immaginazione si sposa a obiettivi condivisi, e la necessità si unisce al coraggio.
Quello che i cinici non riescono a capire è che il terreno sotto i loro piedi sta sparendo, che dibattiti politici ormai datati in cui si siamo consumati così a lungo non funzionano più.
Oggi non ci chiediamo se il nostro governo è troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavoro con una paga decente, ad avere cure accessibili e una pensione dignitosa.
Laddove la risposta è sì andremo avanti. Se la risposta è no i programmi verranno chiusi.
E quelli che gestiscono dollari pubblici verranno chiamati a darne conto - spendere con saggezza, cambiare le cattive abitudini e lavorare alla luce del giorno - perché solo così potremo ricostruire la fiducia tra la gente e il suo governo, di un’importanza vitale.
Né ci poniamo la domanda se il mercato sia una forza del bene o del male. La sua capacità di generare ricchezza ed espandere la libertà non ha eguali, ma questa crisi ci ha ricordato che senza un occhio attento il mercato può uscire dal controllo, e anche che una nazione non può prosperare a lungo che favorisce solo i cittadini che prosperano.
Il successo della nostra economia è dipeso sempre non solo dalle dimensioni del nostro Prodotto interno lordo, ma anche dalla diffusione del nostro benessere, dalla nostra capacità di estendere le opportunità a ogni cuore di buona volontà, e non per carità, ma perché questa è la strada più sicura verso il nostro bene comune.
Per quanto riguarda la nostra comune difesa, respingiamo come falsa la scelta tra la sicurezza e gli ideali. I nostri Padri fondatori, che affrontavano pericoli che noi riusciamo appena ad immaginare, hanno scritto una Carta per garantire il governo della legge e i diritti dell’uomo, una Carta che poi è stata estesa grazie al sangue versato da diverse generazioni.
Questi ideali illuminano ancora il mondo, e non vi rinunceremo per amore di convenienza. E a tutti gli altri popoli e governi che ci guardano oggi, dalle capitali maggiori fino al piccolo villaggio dove è nato mio padre, dico: sappiate che l’America è amica di ogni nazione, e di ogni uomo, donna e bambino che cercano un futuro di pace e dignità, e sappiate che siamo pronti a tornare a essere una guida.
Ricordiamoci che le generazioni precedenti hanno sconfitto il fascismo e il comunismo non solo grazie ai missili e ai carri armati, ma anche costruendo solide alleanze e perseverando nelle proprie convinzioni. Avevano compreso che il nostro potere da solo non basta a proteggerci, né ci dà il diritto di fare quello che vogliamo.
Sapevano invece che il nostro potere cresce grazie a un suo uso prudente, che la nostra sicurezza deriva dall’avere una causa giusta, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità di umiltà e autolimitazione.
Noi siamo i guardiani di questa eredità. Guidati tuttora da questi principi, possiamo andare incontro alle nuove minacce che richiedono sforzi ancora maggiori, e una maggiore cooperazione e comprensione tra le nazioni. Cominceremo ad abbandonare responsabilmente l’Iraq, lasciandolo al suo popolo, e a costruire con fatica una pace in Afghanistan.
Con i vecchi amici e gli ex nemici lavoreremo instancabilmente per alleviare la minaccia nucleare, e respingere lo spetto di un pianeta che si surriscalda.
Non chiederemo scusa per il nostro modello di vita, né esiteremo nel difenderlo.
A quelli che cercano di raggiungere i propri obiettivi seminando terrore e uccidendo innocenti, noi diciamo che il nostro spirito è più forte e non può essere spezzato; non potrete sopravviversi, vi sconfiggeremo.
Sappiamo che la nostra eredità così variegata è una forza, non è una debolezza.
Siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e hindu, e di non credenti. Siamo stati plasmati da tutte le lingue e tutte le culture, portate da ogni angolo di questa Terra.
E siccome abbiamo assaggiato l’amaro calice della guerra civile e della segregazione, emergendo da quel capitolo oscuro ancora più forti e uniti, non possiamo che credere che i vecchi odi un giorno passeranno, che le linee di divisione tribale spariranno presto, che mentre il mondo diventa sempre più piccolo la nostra comune umanità deve prendere il sopravvento, e che l’America deve svolgere il suo ruolo, e aprire le porte a una nuova era di pace.
Al mondo musulmano: cerchiamo una nuova strada che ci faccia fare progressi, basata su interesse e rispetto reciproco.
Ai leader che cercano conflitti, o accusano dei mali delle loro società l’Occidente: sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che potrete costruire, non su quello che potete distruggere. A quelli che si aggrappano al potere con la corruzione, l’inganno e il bavaglio ai dissidenti: sappiate che siete dalla parte sbagliata della storia.
Ma se vorrete aprire le vostre mani strette a pugno, vi tenderemo la mano. Ai popoli delle nazioni povere: vogliamo lavorare insieme a voi per rendere floride le vostre fattorie e far scorrere acque pulite, per nutrire corpi affamati e alimentare menti avide. Alle nazioni come la nostra che godono di una relativa abbondanza diciamo che non possiamo più permetterci di restare indifferenti alle sofferenze fuori dai nostri confini, né possiamo consumare spensieratamente le risorse mondiali.
Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare insieme a esso.
Mentre scrutiamo la strada che abbiamo davanti, ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi americani che, in questo preciso momento, pattugliano lontani deserti e montagne. Hanno qualcosa da dirci oggi, così come gli eroi caduti sepolti ad Arlington che ci parlano attraverso i secoli. Li onoriamo non soltanto come guardiani della nostra libertà, ma perché incarnano lo spirito di servizio, il desiderio di trovare un senso in qualcosa di più grande di loro. E in questo momento - un momento che influenzerà una generazione - è proprio questo spirito che deve albergare in tutti noi. Per quanto un governo possa e debba fare, alla fine questa nazione poggia sulla fede e la determinazione del popolo americano.
Nelle nostre ore più buie a farci andare avanti è la gentilezza di ospitare uno straniero quando si rompono gli argini; l’abnegazione degli operai che preferiscono ridurre le proprie ore di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto; sono il coraggio del vigile del fuoco di gettarsi in una scala piena di fumo, ma anche le cure di un genitore verso il figlio, a decidere alla fine dei conti il nostro destino.
Le sfide che abbiamo di fronte possono essere inedite. Gli strumenti di cui abbiamo bisogno per affrontarle possono essere nuovi. Ma i valori dai quali dipende il nostro successo - duro lavoro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - sono cose vecchie. Sono cose vere. Sono la forza tranquilla che passa nella nostra storia. Quello che ci vuole è un ritorno di queste verità.
Quello che ci viene chiesto oggi è una nuova era di responsabilità, il riconoscimento da parte di ogni americano del fatto che abbiamo dei doveri verso noi stessi, la nostra nazione e il mondo, doveri che non accettiamo con fastidio, ma semmai cogliamo con gioia, fermi nella consapevolezza che non esiste nulla di soddisfacente per lo spirito e plasmante per il nostro carattere, che dare tutti noi stessi a un compito difficile. Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.
Questa è la fonte della nostra fiducia: la consapevolezza che Dio ci ha chiamati a tracciare un destino ancora incerto.
Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo, ed è per questo che uomini, donne e bambini di ogni razza e fede possono unirsi alle celebrazioni lungo questa magnifica Mall, ed è per questo che un uomo il cui padre meno di sessant’anni fa rischiava di non venire servito al ristorante locale sta oggi qui di fronte a voi pronunciando il voto più sacro. Celebriamo questo giorno con il ricordo, di ciò che siamo e di quanta strada abbiamo fatto.
Nell’anno della nascita dell’America, nel mese più freddo, un piccolo gruppo di patrioti si stringeva intorno a fuochi prossimi a spegnersi sulle rive di un fiume ghiacciato.
La capitale era stata abbandonata.
Il nemico stava avanzando.
La neve era macchiata con il sangue.
Nel momento in cui l’esito della nostra rivoluzione sembrava incerto come mai prima, il padre della nostra nazione ordinò che al popolo venissero lette le seguenti parole: «Nel mondo del futuro si dirà... che nelle profondità dell’inverno quando nulla se non speranza e virtù possono sopravvivere... la città e la campagna, allarmate da un comune pericolo, si incontrarono». America. Di fronte alle minacce comuni, in questo inverno delle nostre fatiche, ricordiamoci queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affronteremo ancora una volta le correnti ghiacciate, e resisteremo alle tempeste che verranno.
I figli dei nostri figli diranno che quando venimmo messi alla prova si rifiutammo di interrompere il nostro cammino, non tornammo indietro né vacillammo; e con gli occhi fissi all’orizzonte, e con la grazia di Dio su di noi, portiamo avanti il grande dono della libertà per consegnarlo intatto alle generazioni future. Dio salvi l’America."

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martedì 20 gennaio 2009

Ma finirà mai ... ?

Oggi la Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso si è detta disposta ad accogliere Eluana Englaro in una struttura pubblica.
«A noi non è stato chiesto niente e non ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi. Se ci viene richiesto, noi siamo disposti. Ovviamente in strutture pubbliche perchè quelle private sono sotto scacco del ministro». /il ministro Sacconi, che la scorsa settimana è stato denunciato dai radicali /
«Avevo già detto che noi eravamo pronti a rispettare la legge perchè riteniamo che si debba rispettare la legge. È giusto essere preoccupati che non si arrivi ad uccidere le persone che non servono più. Ma in questo caso c’è stato un lungo iter. C’è una decisione del Tribunale che ha valutato tutte le ragioni di questa situazione».
Il papà di Eluana ha ringraziato
Ma, mi chiedo, finirà mai questa storia senza fine ? E perchè lo stato deve intervenire contro la libertà ed il diritto di una persona di scegliere come vivere ma anche come morire ?
Oggi a Mosca, Anastasia Baburova, l'erede della giornalista Politkovskaya è stata uccisa insieme al suo legale, un avvocato che difendeva una ragazza cecena, Elza Kungaieva, 18 anni,violentata e uccisa nel 2000 da un colonnello russo, Iuri Budanov.
Sono dunque caduti sotto ai colpi di un sicario l’avvocato Stanislav Markelov, legale di parte civile nel controverso processo per l’uccisione della giovane, e la giornalista Anastasia Baburova, ferita dal killer che aveva appena freddato Markelov, e poi morta dopo alcune ore di agonia.
La giornalista, collaboratrice del quotidiano "Novaia Gazeta" (la testata per la quale lavorava Anna Politkovskaia), era in compagnia dell’avvocato quando un uomo mascherato con un passamontagna si è avvicinato ed ha sparato un colpo di pistola munita di silenziatore alla nuca di Markelov.
La Baburova ha cercato di inseguirlo ed è stata colpita anch’essa alla testa.
Il "caso Kungaieva" esplose nel 2000: Iuri Budanov, un colonnello delle truppe corazzate russe, venne arrestato con l’accusa di aver stuprato e poi strangolato la ragazza. Elza era stata prelevata in casa dall’ufficiale, ubriaco, secondo diverse testimonianze, e da alcuni suoi uomini in circostanze mai chiarite completamente. Venne poi ritrovata nuda e senza vita in un vagone ferroviario nel villaggio di Tanghi, a sudest di Grozny, in Cecenia (Caucaso russo).
Il colonnello sostenne di aver voluto «interrogare» la ragazza, nel vagone ferroviario,ritenendola una cecchina, ma senza portare elementi credibili.
Nel 2003, venne condannato a 10 anni di carcere. Budanov è l’ufficiale russo di rango più alto condannato per crimini di guerra in Cecenia ed è diventato negli anni un simbolo degli abusi commessi dalle Forze armate nel corso delle due guerre combattute contro i separatisti nella repubblica caucasica.
Meno di una settimana fa l’ufficiale era stato liberato per buona condotta, dopo 8 anni e 10 mesi di carcere e dopo che le sue ripetute domande di grazia, appoggiate da alti gradi dell’esercito e dai movimenti nazionalisti russi, erano state respinte.
La sua liberazione aveva scatenato manifestazioni di protesta a Grozny e la collera dei familiari della ragazza assassinata.
Il legale della famiglia Kungaieva ucciso a Mosca, proprio oggi, aveva dichiarato di voler presentare una istanza al Tribunale internazionale di Strasburgo contro la liberazione anticipata di Budanov.
Nella tormentata storia tra la Russia e la Cecenia, ci sarà mai il raggiungimento di una pace duratura senza altri omicidi e morti di vittime innocenti ?

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venerdì 16 gennaio 2009

Mostra Schiavi di Hitler a Como

In occasione del Giorno della Memoria 2009 sarà allestita a Como la mostra

“Schiavi di Hitler. L’altra resistenza.Racconti, disegni, documenti dei deportati e internati italiani 1943-1945”,

che racconta, con frasi selezionate da 450 memorie - raccolte a partire dal 2000, in occasione della campagna per l’indennizzo del lavoro forzato - l’odissea del lager fino al rientro in Patria.

La mostra verrà inaugurata presso la biblioteca comunale di Como, via Raimondi il 23 gennaio alle ore 17.30 e rimarrà esposta fino al 7 febbraio(dal lunedì al venerdì 9.30 -19, sabato 14 – 19)



/ Prof. Valter Merazzi responsabile Centro di ricerca “Schiavi di Hitler” direttore Istituto Storia Contemporanea “Perretta

CENTRO DI RICERCA“SCHIAVI DI HITLER” / FONDO I.M.I. CLAUDIO SOMMARUGA 22012 Cernobbio (CO) - via Regina, 5 Sezione dell'Istituto di Storia Contemporanea "P.A. Perretta" e.mail: info@schiavidihitler.it - www.schiavidihitler.it /

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martedì 30 dicembre 2008

Pensieri e Speranze per un Nuovo Anno

Ieri sera ho cambiato definitivamente il portatile. Quello vecchio, con cui ho passato tanto tempo e tanti anni a scrivere e a lavorare, fedele compagno nelle avversità quotidiane o nei momenti felici, ha ormai troppa poca memoria e non posso più sovraccaricarlo di foto, di file e quant'altro infilo abitualmente nel PC. E' ormai vetusto ed ha urgente bisogno di riposo e di prepensionamento.
Mentre aggiornavo l'antivirus dell'altro, che ho da un bel po' ormai, ma che ha passato tanto tempo a riposo in un armadio, sono andata a fare un giretto tra i modelli e le impostazioni di Blogspot. Ho trovato alcune novità, in particolare un terzo modo per leggere i commenti, che ho subito adottato perchè molto più pratico ( lo uso già nell'altro blog di digilander.libero in effetti), e alcuni nuovi template. Ne ho provati in anteprima alcuni e me ne è piaciuto uno in particolare. Ho fatto il cambio e poi ho recuperato dalla copia del vecchio modello alcune personalizzazioni che erano saltate, naturalmente
Ho anche fatto qualche modifica e introdotto qualche novità nel menù perchè quando si cambia si cambia anche qualcosa, no ? ...
Siamo ormai alla fine del 2008, un anno bisestile che ha visto una recessione mondiale ed una crisi economica notevoli. Un anno di alti e bassi per tutti, un anno che tutti speriamo di superare per tornare a sperare in un futuro più positivo
Un anno per me nel complesso felice, anche se ho avuto qualche intoppo improvviso di salute, ma ogni tanto succede purtroppo, e l'importante è che tutto sia tornato come prima, e mi auguro che il prossimo 2009 sia ancora migliore
Vorrei continuare a vivere serena ed in pace, con la salute e con la gioia di poter godere ancora della compagnia e della vita tranquilla di mia mamma, delle mie tre gattacce nere, delle amicizie vicine e lontane, virtuali e reali, che tanto hanno arricchito questi mesi appena trascorsi
Vorrei continuare a lavorare perchè il lavoro arricchisce, e non solo di denaro per poter mangiare e dedicarsi ai propri interessi personali nel tempo libero!, ma vorrei anche tornare ad un passato ormai lontano quando lavorare con i giovanissimi era un piacere e non una grande fatica, perchè allora i ragazzi e le ragazze erano meno agressivi, meno litigiosi, meno irrispettosi delle regole e degli adulti e dei compagni che erano in classe con loro
Amavano studiare e solo pochi erano disturbati, infelici, irraggiungibili . Ora troppi di loro hanno problemi difficoltà e situazioni di disagio a casa e a scuola
Vorrei anche non andare in pensione a 65 anni ... Ho iniziato presto a lavorare, mentre ancora studiavo, e ritengo di avere il diritto di poter scegliere di lasciare il mio mondo di lavoro a 60 anni!
Ci sono tante cose nella vita che potrei fare dopo i 60, quando ancora non sarei troppo vecchia per desiderare di fare altro, di riposare in santa pace di riposare il mio corpo stanco e la mia mente affaticata ...
i mei desideri per un nuovo anno sono pochi perchè ho già tutto quello che voglio e mi accontento ma spero che comunque si realizzino e si mantengano
Auguro a voi tutti e tutte che passate anche di qui di poter avere un meraviglioso 2009 con tutto ciò che sognate o che volete, ma soprattutto tanta felicità salute ed un lavoro sicuro e soddisfacente
Buon Anno nuovo erica

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